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Come la cultura Nerd può salvare vite

Chase Masterson ci racconta del suo progetto Pop Culture Hero Coalition

Quando abbiamo aperto questa rubrica sul weird, sapevamo che il tema sarebbe stato plasmabile e con una certa libertà di applicazione e che soprattutto mi avrebbe permesso di parlare di temi importanti. Il weird, lo strano, è un’etichetta al cui interno può finirci veramente di tutto, perché in fondo si sa, è tutto un gioco di prospettive.

È arrivato il momento di sfruttare questa duttilità per parlare del miglior tipo di weird, quello che è in ognuno di noi e che dobbiamo accettare, volendogli bene.
Portate con orgoglio la vostra stranezza, quello che vi rende unici, perché è il vostro superpotere. 
Abbracciate quello che pensate possa caratterizzarvi come strani, weird, particolari o non integrati perché è la vostra forza.

Durante la Starcon di Bellaria di quest’anno abbiamo incontrato parte del cast di Star Trek Deep Space Nine tra cui Chase Masterson, Leeta la ragazza Dabo del bar di Quark. 
Chase, dopo una performance sul palco in cui - avvolta in uno strabiliante abito rosso che avrebbe fatto un baffo a Marylin - ha cantato e risposto alle domande dei fan in modo affabile e coinvolgente, ci ha raccontato di un progetto che ci ha colpito moltissimo.


Chase, oltre a essere un’attrice di successo (Star Trek, The Flash) e cantante, ha fondato un’organizzazione che si chiama Pop Culture Hero Coalition.
E qui vi volevo. La Coalition è un’organizzazione che cerca di contrastare il bullismo, razzismo, misoginia, cyber-bullismo, il bullismo contro le persone LGBT e altre forme di odio usando la cultura pop e nerd. È una organizzazione ancora piccola ma che sta acquisendo grande risonanza, grazie all'appoggio, oltre che di importanti organizzazioni internazionali, di alcuni colleghi di Chase quali John Barrowman e Joe Gatto.

Chase, puoi raccontarci come è stato il percorso che ti ha portato a fondare la Coalition?

Nel 2008 facevo da tutor presso un’organizzazione (Homeboy Industries) che si occupava di aiutare i ragazzini che facevano parte di una gang a ricostruire la propria vita. Cercavamo di dar loro i mezzi per poterlo fare,  aiutandoli a trovare lavoro, organizzando corsi per giovani genitori, sui rischi dell’abuso di sostanze, contro la violenza domestica, insomma occupandoci di molti aspetti della vita. E spesso, quando mi trovavo a chieder loro come fossero stati coinvolti in questo tipo di vita, legata alle gang di Los Angeles, mi rispondevano che erano stati costretti, erano stati bullizzati: “se non entri nella nostra gang ti uccidiamo”. Questo è stato il punto di partenza, in quel periodo ho iniziato a ragionarci molto sopra. 

Mentre riflettevo su queste cose, una ragazzina di sei anni che non conoscevo di Chicago era stata vittima di bullismo a causa della sua passione per Star Wars. A scuola la prendevano in giro e le dicevano che a lei non poteva piacere Star Wars perché era una cosa da maschi.
Tornata a casa un giorno disse a sua madre che non voleva più avere a che fare con Guerre Stellari perché appunto era per maschi e a lei non sarebbe dovuto piacere.
La madre è una scrittrice, Carrie Goldman, e la prima cosa che ha fatto è stata pubblicare un post sul suo blog raccontando la vicenda, post divenuto poi virale, dove racconta di come la figlia prima orgogliosa di andare a scuola con un borraccia di Star Wars di punto in bianco si sia sentita in dovere di cambiarla con una rosa da bimba per evitare di essere presa in giro continuamente.
E questa è una cosa che purtroppo può capitare a qualunque bambino.

In seguito Carrie ha scritto un libro Bullied: What Every Parent, Teacher, and Kid Needs to Know About Ending the Cycle of Fear in cui mi ha intervistata.
Ho deciso allora di fare qualcosa di più e l’ho messa in contatto con l’attore che interpreta Chewbacca,  Peter Mayhew. E la piccolo Katie e Chewbacca sono così diventati amici, altro che alle ragazze non può piacere la fantascienza!

L’idea successiva era di portare il libro al Comicon di San Diego, cosa che abbiamo fatto.

Ma perché non fare di più? Perché non coinvolgere l’intero fandom, per stare uniti contro l’odio e il bullismo: c’è tanta passione e senso di giustizia tra i fan del mondo della fantascienza e del fantasy.
Star Trek, Star Wars, Harry Potter, Lord of the Rings sono tutte storie di eroi, storie in cui si combatte l’ingiustizia. 
Il nostro motto è: amiamo i supereroi, perché non diventare uno?


Allora ho pensato di chiamare le Nazioni Unite. Loro avrebbero capito cosa vuol dire contrastare il bullismo. Certo, loro ne hanno a che fare con i paesi e le nazioni, ma la dinamica è la stessa.
L’oppressione, le gang, la ragazzina a cui piace Star Wars, i terroristi, è sempre la stessa dinamica di paura e incomprensione.
Ho voluto coinvolgerli in questo progetto così ho fatto una telefonata per invitarli al Comicon e la risposta è stata migliore di quanto mi potessi aspettare: “Ommioddio abbiamo sempre voluto venire al Comicon!”
Avevano perfettamente capito il potenziale di questa convention. Se il fandom ha la passione e la voglia di far arrivare Star Wars in cima alle classifiche al botteghino, raggiungendo gli 1,7 miliardi di dollari, chissà che cosa possono fare per una causa davvero importante.



E come operate nella pratica?

Lavoriamo soprattutto nelle scuole, alle convention e nelle comunità. Disponiamo di esperti e sostenitori in tutto il mondo, tra cui rappresentanti delle Nazioni Unite, la Anti-Defamation League, la NOH8 Campaign e la Justice League New York. Ci appoggiamo a un team di psicologi clinici specializzati nell’usare le storie di film, telefilm e letteratura come terapia per le vittime di bullismo e per parlare di giustizia riparatrice.
Usano le storie come esempi per superare traumi di vario tipo, ad esempio mostrando come Batman ha gestito un dramma personale superandolo e guarendo, senza fare del male a se stesso o agli altri, in modo sano. Ha processato la cosa ed è guarito e ora aiuta gli altri.

Prima di passare in Italia sono stata a una scuola di San Bernardino dove c’è stata la sparatoria in dicembre. La scuola era a circa mezzo chilometro da dove è successo il dramma.
Era tutto bloccato e i genitori non potevano recuperare i loro bambini, bambini molto piccoli fino ai sei anni.
Ho sentito cosa stava succedendo alla radio. Ho chiamato la scuola e ho chiesto se avevano qualcuno che aiutasse i bambini a gestire questo trauma.
Hanno risposto di no ed ecco quello che fanno i supereroi: siamo andati lì e abbiamo portato due psicologi lasciando le informazioni necessarie su come intervenire.

Siamo ancora una piccola organizzazione, non possiamo farlo sempre, non abbiamo fondi, non abbiamo ancora un team consistente, ma ci stiamo lavorando. La maggior parte è costituita da volontari.

Quando andiamo alle convention allestiamo una piccola “zona della positività” con un muro dove le persone posso scrivere a attaccare un messaggio positivo per qualcuno che abbia sofferto.
Quando le persone scrivono questi messaggi li stanno in realtà scrivendo anche a se stessi, anche se li scrivono per altri che ne hanno più bisogno, persone che non conoscono e non hanno mai visto prima.
Il Dottore ha detto “in 900 years of travelling through space and time and I’ve never met anyone who wasn’t important”.



Una scuola del Wisconsin ha deciso di dare una multa ai genitori degli alunni che hanno comportamenti da bulli. Pensi possa funzionare?

Penso che le circostanze siano molto individuali. Non so se la punizione sia così importante perché se qualcuno è un bullo, se ferisce qualcuno è perché lui stesso sta male e soffre, non perché sia cattivo. 
Credo che quella che serva di più è la compassione, così che la persona possa cambiare e non debba passare la sua vita come un disastro, ferendo se stesso e gli altri.
“Hurt people hurt people and healed people heal people”, le persone che soffrono feriscono mentre chi è guarito può guarire anche gli altri.
Sarebbe più importante ed efficacie capire cosa stia succedendo, quali sono le motivazioni che spingono qualcuno a comportarsi male. 
Un altro discorso è se ci sono delle spese da coprire da parte di chi ha subito angherie, ma oltre a questo lo strumento più importante è il dialogo. 
E non bisogna dimenticare che spesso purtroppo i bambini imparano a essere dei bulli dai genitori stessi. Ad esempio se il genitore guardando la tv dice “questa è grassa!” allora il figlio pensa che sia ok dire una cosa così a qualcuno e lo ripete a scuola.


Se nella tua esperienza nel viaggiare anche in Italia hai notato delle differenze riguardo questo problema. Vuoi lasciarci qualche consiglio? Cosa possiamo fare?

Penso che con le convention come questa stiano facendo già del gran bene. Perché i fan di Star Trek e i fan di Star Wars credono in un mondo migliore e questo clima c’è nelle convention italiane come in quelle americane.

La cosa che ognuno di noi può fare quando assiste a un episodio di bullismo è dire “basta, smettila, non farlo, non farlo davanti a me e non farlo da nessun’altra parte”.
Esistono statistiche che riportano che quando qualcuno interviene, il maltrattamento si interrompe in circa 10 secondi. 
Poi ci sono questioni che richiedono processi più lunghi e complessi, come razzismo e misoginia.

Sembra un problema molto recente a cui siamo fondamentalmente impreparati. 

In realtà tutto il mondo sta cominciando a notarlo solo adesso; è solo dagli  ultimi anni che si è cominciato a riconoscerlo e cercare di prendere una posizione in merito.

Superman è un supereroe non perché abbia superpoteri ma perché li usa per aiutare gli altri.

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