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Avengers Infinity War: Thanos, la sofferenza umana di un Dio

Chi è Thanos? e perché non ci opponiamo?

Avengers Infinity War è appena uscito al cinema e le recensioni già non si contano più. Pareri divergenti fluiscono incessantemente sul web circa il valore da attribuire alla pellicola e la critica appare generalmente contenta e positiva del nuovo prodotto targato Marvel. Pregno d’azione ed esteticamente godibile, Infinity War attrae magneticamente lo sguardo dello spettatore per l’intera durata del film. Un susseguirsi di battaglie cruente, morte e sofferenza invadono i pensieri. Gli eventi accadono immutabili, niente e nessuno sembra poter fermare la corsa inarrestabile del fato filmico; l’unica soluzione pare sia arrendersi al turbinio della narrazione. 

Alla fine dello spettacolo viene spontaneo chiedersi: Perché è successo? Perché non si è sperato, neanche per un attimo, che le cose andassero diversamente?

Perché Avengers Infinity War possiede qualcosa di diverso; custodisce in sé un gemma preziosa, una caratteristica che nessun altro film Marvel possedeva prima d’ora: Thanos.

Una novità assoluta. Per la prima volta nel Marvel Cinematic Universe, il villain conquista il ruolo di spicco all’interno di tutta la narrazione. Con il passare dei minuti, infatti, ci si accorge sempre più potentemente come l’unico vero protagonista del film sia lui, la sua volontà inarrestabile ed i suoi ferrei ideali.

Lo stesso presidente della Marvel Studios, Kevin Feige ha affermato: 

«Thanos in Infinity War is – in a movie that has a lot of characters, you could almost go so far as to say he is the main character, and that’s a bit of a departure from what we’ve done before, but that was appropriate for a movie called Infinity War».


Ma chi è Thanos? Thanos è uno di noi; è un sopravvissuto della vita. 

Sfuggito alla povertà ed all’insensata morte del suo pianeta, rinnega la compassione ed i superflui sentimentalismi degli uomini. Gli occhi spenti trasudano dolore, angoscia, mostrano le vertigini di una posizione al di sopra di qualsiasi altra. Durante il film comprendiamo come solitudine e disperazione siano i regali che la razionalità  porge ad una mente troppo fredda da tornare di nuovo ad assaporare il tepore delle emozioni. Come una spada di Damocle, la potenza e la volontà di Thanos pende affilata sulla testa di tutti gli eroi Marvel. La differenza di potenza fra il primo ed i secondi è palese. Nulla possono i nostri idoli innanzi alla forza dell’Eterno e del suo Guanto dell’Infinito ed il cammino inesorabile verso la conquista di tutte le Gemme avviene in un silenzio spettatoriale stordente. 


Viene ancora da chiedersi: Perché non ci opponiamo? Thanos è il villan, è il cattivo; perché allora proviamo questo senso di orrida soddisfazione? 

Perché, a conti fatti, Infinity War mostra a chiare lettere uno degli aspetti più oscuri della vita: le cose non vanno sempre nel verso giusto e spesso le conseguenze dei nostri errori si concretizzano nella catastrofe. L’ultimo Avengers simboleggia efficacemente questa verità: nel mondo reale non esistono supereroi e la vita colpisce più forte di qualsiasi uomo. Come la vita, Thanos colpisce chiunque si intrometta fra la sua volontà ed il suo piano; come un fiume in piena travolge ogni ramoscello che intralcia il suo scorrere. Gli eroi che poche ore prima sembravano poter cambiare a loro piacimento il proprio destino, adesso annegano nelle sabbie mobili del fato; più si dimenano, più tentano di risolvere l’annosa questione, più affondano nell’abisso. Un abisso di nome Thanos. 


Infinity War è una rivincita, la nostra…e Thanos è uno di noi. Tutti, nel profondo del cuore, siamo come lui, ma non abbiamo il coraggio di spingerci fino a quel punto. Non siamo disposti a perdere tutto, a sacrificare ciò che amiamo per i nostri ideali, per la Giustizia. Lui invece sì; e, seduti, guardando il cielo mattutino, non possiamo far altro che applaudire e piangere insieme a lui. 

Testi di Giovanni Du Bragao Lasorella (EcceOvo)

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