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Lynch, ti odio!

Parliamo di David Lynch e la sua interpretabilità

Anche se vi ho abituati ad argomenti vari ed eventuali, mi rendo conto che vedere un titolo del genere, accostato a una rubrica che come filo conduttore ha il trash, potrebbe far venire la pelle d’oca a qualcuno, se non peggio. 
State tranquilli, non vi voglio parlare di Lynch in quanto trash. 
E a dire il vero, nemmeno lo odio. 
Cioè sì, ma adesso vi spiego perché, prendendola un po’ alla larga. 

Non so se vi è mai capitato, ma ci sono alcune opere artistiche, libri, serie televisive, film eccetera che di primo impatto fanno un pessimo effetto mentre tornandoci dopo, ma non dieci minuti, parlo di anni, diventano improvvisamente ricolme di fascino e si trasformano nella vostra opera preferita. 
Mi è successo così con Doctor Who per esempio: quando nel 2005 le mie care amiche anglofile mi costrinsero a vedere quell’accozzaglia di pessimi effetti speciali, tra autobus volanti e umani che si aprono in due con una zip, la mia unica reazione fu un secco “Grazie ma no grazie”. L’ho rivista nel 2011 e a oggi, nonostante tutto quel che Moffat gli ha fatto passare, è una delle mie serie televisive preferite. 
Mi è successo anche con il caro David Lynch, ma a un livello molto più profondo e suggestivo. 
Ho iniziato a vedere Twin Peaks molto tardi, sarà stato il 2014.
Mi sono addormentata. 
A mia discolpa, però, era effettivamente molto tardi.
Dopo quel primo impatto però, ci sono ritornata mesi dopo, e la scintilla è scattata. 
Allo stesso modo avevo visto altro di Lynch, come Rabbits e Mulholland Drive, ma oltre al fascino del non capirci niente, non ero andata. 
Anche lì, ci sono voluti mesi e anni, e altri rewatch. 
Perché?
Lynch non è un amore a prima vista, ma crede nel colpo di fulmine: una potente scossa elettrica che ti lascia tramortito e ti apre gli occhi su un altro mondo, un’altra visione, un’altra loggia. 
Questo effetto stordente lo ottiene con la sua straordinaria abilità nel creare immagini palesemente terrificanti, senza bisogno di mezzucci o stratagemmi. Anche quando le scene sono terribili e spaventose, ed è evidente che siano così, Lynch riesce ad aggiungere un dettaglio in più, che le tatua a forza nella memoria e probabilmente creano una fobia. 



Per esempio, cito Mulholland Drive solo perché è l’opera più celebre quindi confido l’abbiate visto, ma gli esempi sono ovunque. 
Tolta la metafora e le spiegazioni di contorno, una coppia di vecchietti dall’aria stralunata appare (quasi dal nulla) in casa della protagonista e iniziano a urlare a bocca spalancata e a inseguirla fino a portarla al suicidio. 
Ora non serve avere una fobia per le persone anziane per urlare di terrore di fronte a una scena del genere. 
Quello che mi fa apprezzare e dunque odiare Lynch è che non è il semplice spavento a rendere terrificante il momento, non è l’effetto The Ring dove apri l’armadio e ZAN! c’è un corpo con un colpo d’orchestra che sottolinea l’istante. 
No, l’infarto di Lynch è multiplo e prolungato, ti costringe a osservare per lunghissimi secondi quanto le bocche deformate ti inseguano in tutta la casa. Oltre a questo, la metafora appunto: la scena in questione è il finale, e qualora non abbiate visto Mulholland Drive, questo non può essere uno spoiler perché nemmeno guardando l’intero film si può esser certi di capire cosa si stia vedendo. 
Ma qui ci colleghiamo a un altro punto: quanto è importante capire cosa si sta vedendo in maniera univoca?
Perché deve esserci per forza un’interpretazione giusta? 
Lo stesso Lynch non è molto propenso alle spiegazioni, ma Mulholland Drive è stato un tale successo per cui ha dovuto esporsi. 
A modo suo naturalmente. 
Ha dunque stilato semplicemente una lista di domande per far riflettere lo spettatore. 
Già, grazie Lynch.
Noi ti chiediamo spiegazioni, e tu ci rispondi con domande che a loro volta sono di ambigua interpretazione! 
Capite perché odio Lynch?
Però potete capire anche quanto sia affascinante, o almeno, io trovi molto affascinante “non capire”. 
Perché lo stimolo a osservare meglio, lo spirito di guardare oltre l’evidenza, è qualcosa che un po’ il mondo (non solo del cinema) sta perdendo. 
Almeno personalmente, preferisco di gran lunga questa sensazione di insoddisfazione e smarrimento alla risposta pronta. 
Del resto se perfino Kubrick mentre girava Shining ha usato un film di Lynch (Eraserhead) per mettere il cast nel mood giusto, ci sarà un motivo.
Quindi nel mio odio per l’incomprensibilità e l’impossibilità di interpretazione, è naturalmente inclusa un’immensa quantità di ammirata devozione, perché per citare Lynch stesso: «Svelare alcuni segreti comporta alcune volte una perdita peggiore di quella di non sapere». 

Anche se una piccola parte di me continuerà a domandarsi non tanto come vengano in mente le idee a Lynch, ma come egli stesso veda e interpreti i propri film. E voi chi odiate?

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