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Voce fuori dal Nerd, di Valeria Bertolo

Tic e manie

Tic. Prima definizione: termine che riproduce un rumore lieve e secco.
Seconda definizione: contrazione frequente, rapida e involontaria di certi muscoli.
Terza definizione: abitudine quasi maniaca.
Appunto.
Tic e manie. La Voce ha appena terminato di leggere l’ennesimo libro di David Sedarsi (Ciclopi), scrittore cinico e spassosissimo, che in uno dei numerosi racconti ispirati alla propria vita, parla di tic e manie. Quelli di cui parla Sedaris sono quelli gravi degli ossessivi compulsivi (leccare l’interruttore della luce, sbattere la testa sul banco un tot di volte, contare le macchie sul marciapiede, fermarsi alla macchia x e tornare indietro cominciando tutto da capo se la macchia x non corrisponde al passo y); ma ce ne sono anche di più quotidiani e meno impressionanti. Dai verbali ai gestuali.
Se dico tic mi viene in mente, nell’ordine: Peppino Di Capri che muove la testa mentre suona il pianoforte e canta. Lo so, non è un cantante da citare su O.N, ma la Voce può.
Seconda immagine che si origina nella mia testa al suono della parola tic: mio padre. Mio padre tende a rispecchiarsi troppo nel suo interlocutore. Perciò, se chi parla con lui ha, per esempio, la mania di tirarsi su i pantaloni con i gomiti, mio padre non si trattiene e lo imita. Se chi sta discorrendo con lui ha il tic di raschiarsi la gola quando parla, mio padre raschia la gola prima di parlare a sua volta. Insomma: uno specchio. Imbarazzante per chi osserva, spero invisibile per chi viene “imitato”.
Secondo me il tic più imbarazzante resta comunque il classico occhiolino. Vero che non è più un gesto troppo sexy, però può essere sempre scambiato per un ammiccamento.
Nel mio remoto passato da insegnante si colloca un incontro con una ragazzina affetta da sindrome di Tourette. E qui non mi permetto di fare dello spirito. E’ una sindrome davvero ingombrante e difficile da affrontare. Si possono avere sia tic gestuali sia verbali. La ragazza in questione cambiava tic ogni settimana: una settimana faceva il verso di un uccellino, la settimana dopo intercalava alle parole, parolacce e bestemmie, la settimana dopo ancora abbaiava come un cane da guardia. L’aspetto più inquietante, e non uso l’aggettivo con l’intenzione inflazionata del nostro parlare quotidiano, è che chi soffre di questa malattia spesso esprime a voce alta i propri pensieri. L’effetto che si ottiene è una sorta di possessione: sembra che a parlare sia qualcun altro. 
Se non conoscete questa sindrome e volete saperne di più, non vi consiglio un saggio di medicina ma il bellissimo romanzo Testa di pazzo, di Jonathan Lethem. Splendido. E tanto verosimile.
Per alleggerire l’atmosfera, vi chiedo un parere: possiamo considerare un tic, o una mania, usare sempre la stessa parola, o interiezione, per fare una pausa tra una frase e l’altra? O è da considerarsi semplicemente povertà lessicale?
Il mio professore di storia dell’arte diceva sempre: IN PRATICA. Una mattina, in 55 minuti di lezione, è riuscito a dirlo 69 volte.
Un relatore che ascolto spesso dice APPUNTO tante di quelle volte che mi viene la nausea. Sempre meglio di figa o minchia, per carità, però è fastidioso lo stesso.
La Voce più che tic ha delle manie: quando sono in auto e supero un ciclista, controllo sempre nello specchietto retrovisore di non averlo buttato giù con lo spostamento d’aria. Ovvio che non potrei averlo fatto, ma non riesco a resistere.
Spesso conto le piastrelle o le linee del soffitto quando sono nella sala d’attesa di una stazione. Una volta, da bambina, ho contato gli alberi (solo quello grandi) che vedevo sul ciglio della strada alla mia destra durante un viaggio di 25 chilometri. Percorro sempre lo stesso percorso anche quando so che ne esiste uno più breve perché ho paura, nel caso succedesse qualcosa, di dover dire: “Faccio sempre la stessa strada, per una volta che ho cambiato…”. Anni fa mettevo sempre e solo 20 euro di benzina alla volta (perché avevo un’auto vecchia e non volevo sprecare benzina nel caso mi si fermasse per sempre!). L’unica volta che ho fatto il pieno, perché non avevo tagli piccoli ed ero al self, mi hanno rubato la macchina, i ladri hanno rapinato un ufficio postale e hanno fatto un centinaio di chilometri! 
Comunque, non è necessariamente un male avere una mania. Pensate a quanti, sui propri tic, hanno costruito delle carriere strepitose: Woody Allen su tutti. Ve ne vengono in mente altri? Ma senza andare troppo lontano: voi, cari amici Nerd, che manie avete?  

8 May 2013, 13:25

Commenti (4)

Crash 05/10/2013 12:05:22
Scrocchiare.
Scrocchio nell'ordine: falangi delle mani, polsi, gomiti, spalle, e infine il collo.

Chi assiste alla scena pensa che stia passando alla mia forma successiva.
Luigi 05/10/2013 02:05:16
Ahahah bellissimo quello di Crash :D
Io ho l'abitudine di mettere le mani in testa (stile dottor cox) e iniziare a contrarre alternativamente i due bicipiti, che sono molto pronunciati a causa del lavoro agricolo a casa. Non me ne rendo conto ma a volte è imbarazzante perché la gente fa commenti fuori luogo.
Poi soffro di allucinazioni uditive, sento spesso mia madre che mi chiama e anche quando sono solo in casa corro dove credo che lei sia per vedere cosa vuole, salvo poi ricordarmi che lei è uscita. E' stressante perché se mi sto rilassando con un po' di musica o leggendo, la sento e devo correre a vedere cosa vuole.
Valeria Bertolo 05/10/2013 10:05:23
Crash: io scrocchio le ginocchia! Non resisto.
Luigi: dirò una cosa decisamente banale, ma se fossi in te continuerei a correre per vedere se tua madre ha bisogno, perché la volta che non lo farai... hai presente "Al lupo, al lupo?" Ecco.
Luigi 05/10/2013 03:05:49
Lo so Valeria, è già successo diverse volte che fossi rimasto al pc tranquillamente e lei invece mi stava chiamando sul serio!
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