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Le Storie d'Oriente

Dai primi Final Fantasy fino a Lost Sphear e Persona 5, parliamo di RPG giapponesi.

Combattimenti a turni, personaggi super deformed, navi volanti, uno spiccato stile anime e tanti colpi di scena. Questi sono solo alcuni degli elementi che ci portano alla memoria i classici JRPG, sottocategoria dei giochi di ruolo, dallo stile tipicamente nipponico, che è divenuta nel tempo sempre più amata dagli appassionati del genere in tutto il mondo. Io stesso mi reputo un grande appassionato di questa tipologia di titoli: il giorno in cui ho inserito il disco di Final Fantasy VII nella mia PlayStation è stato amore a prima vista, e da allora non ho più potuto fare a meno di vivere sempre nuove storie.


Il mondo degli RPG è molto vasto e ramificato, ma possiamo distinguere due macro categorie, suddivise, a seconda della provenienza, fra occidentali e orientali. La differenza fra lo stile occidentale e quello orientale è percepibile in primis nel modo in cui viene sviluppata la componente narrativa.La scuola occidentale si rifà molto alle origini del gioco di ruolo, traslando in formato videoludico le partite di Dungeon & Dragons nel modo più fedele possibile. Questo significa avere maggior possibilità di personalizzare il personaggio e maggiore libertà nel modificare il corso della storia grazie alle nostre scelte, oltre alle statistiche classiche da D&D o simili.
La scuola nipponica sacrifica invece la libertà di scelta del giocatore per offrire una componente narrativa più statica ma d’intensità emozionale maggiore. Ovviamente esistono sempre eccezioni e ulteriori dettagli che contraddistinguono le diverse opere in modo molto più sottile, ma fondamentalmente è questa la maggiore differenza che contraddistingue i due diversi modi di concepire gli RPG. È chiaro che uno non è migliore dell’altro, ma che si tratta di due modi differenti di intendere il gioco di ruolo nella sua incarnazione videoludica e che abbiamo capolavori indiscussi in entrambi i casi.


Quest’oggi volevo parlarvi soprattutto dei JRPG e della loro evoluzione fino a ora. Questo genere ha conosciuto alti e bassi nella sua storia, con un picco di popolarità fra epoca Super Nintendo e PSX, fino a un’improvvisa decadenza nell’era PS3/Xbox 360/Wii. In passato i JRPG erano considerati un prodotto molto di nicchia, in un momento in cui i videogiochi stessi lo erano, e spesso venivano associati, per via del design dei personaggi, all’animazione giapponese (anch’essa, ai tempi, solo per pochi appassionati). Oltre a ciò, il sistema di combattimento a turni non era molto amato dal pubblico nostrano, che voleva “menare le mani” in modo più attivo.
Pian piano, grazie all’aumentare dell’interesse del pubblico per i videogiochi,il muro di diffidenza ha iniziato a sgretolarsi e gli amanti delle belle storie si sono fatti conquistare da questo modo del tutto nuovo di vivere un racconti.Il problema è arrivato quando i vari JRPG che uscivano hanno iniziato a risultare troppo uguali a sé stessi, non riuscendo a evolversi e proponendo storie piene di cliché. Ricordo infatti che nei primi anni della generazione PS3 uscirono davvero pochi titoli di stampo ruolistico nipponico e che la qualità era medio/bassa. L’amore per i GDR giapponesi non è però mai svanito e, grazie a titoli di qualità come i Tales of e altri esperimenti interessanti come Ni no Kuni, il genere tornò più vivo che mai, tanto che le barriere culturali finalmente vennero meno, riuscendo a importare nelle nostre lande anche i titoli più di nicchia (fino a pochi anni fa prodotti come i vari Atelier, Hyperdimension Neptunia e derivati erano un miraggio per noi). Il 2017 ha visto il trionfo di Persona 5, anche come miglior RPG dell’anno, ai Game Awards.  Il titolo di Atlus, nonostante sia rimasto fedele alle sue radici, è riuscito a dimostrarsi un capolavoro. I motivi sono semplici: in un JRPG quel che conta di più è la storia, e quella di Persona 5 è una delle migliori degli ultimi anni, sia per profondità che per caratterizzazione dei personaggi. È riuscito a risultare divertente anche dal punto di vista del gameplay, grazie a un sistema che pone le basi sul classico a turni ma abbellito in modo tale da risultare più moderno e accessibile, così da piacere sia ai vecchi fan che ai neofiti.

Altro grande titolo del genere uscito nell’anno appena trascorso è Xenoblade Chronicles 2, con un sistema più action e con un level design che si avvicina maggiormente allo stile open world, ma che resta comunque fedele alla tradizione, dando il giusto peso all’elemento principale: la trama.


Perché in un RPG la cosa che conta più di tutte è la storia:le emozioni che essa ci provoca, l’empatia con i personaggi, l’epicità delle battaglie e il ricordo che ci lascia dopo i titoli di coda. Queste sono le esperienze che cerchiamo in un gioco di ruolo, un’avventura da vivere intensamente tanto da considerare i personaggi quasi degli amici, dopo tutte le ore trascorse insieme. Final Fantasy XV, secondo me, ha fallito soprattutto in questo, presentandoci una storia dal potenziale enorme, ma troncandola brutalmente elle parti finali. Inutile, in questa occasione, discutere nel dettaglio degli errori, ma ne avremo presto altre occasioni.

Square Enix non ha però dimenticato come fare delle belle storie e lo dimostra lo studio Tokyo RPG Factory. Questi sviluppatori hanno debuttato nel 2016 con I Am Setsuna e da un paio di settimane è uscito il loro nuovo progetto, Lost Sphear, titolo che ho avuto modo di giocare di recente.

Lo studio fa appello alla memoria di tutti gli amanti dei JRPG, focalizzando l’esperienza principalmente su alcuni elementi nostalgici,come uno stile grafico in super deformed, a ricordo dei titoli della prima Playstation, il ritorno del classico Active Time Battle, qui rispolverato eri proposto nella sua versione migliore (prendendo un po’ da Final Fantasy e un po’ da Chrono Trigger), la mappa del mondo completamente esplorabile, magari a bordo di aeronavi, e, infine, ciò che conta più di tutto, ossia l’enfasi data alla trama principale e ai personaggi. Giocare a Lost Sphear rievoca in me ricordi dei pomeriggi di molti anni fa, trascorsi con Cloud, Squall e Gidan.

I due titoli realizzati da Tokyo RPG Factory forse non riscriveranno la storia del genere, ma sono due piccole perle che fanno ritornare il genere alle origini, in una sorta di riflessione sul passato e su quanto da esso si possa apprendere per il futuro della stessa compagnia giapponese, una delle più importanti per quanto riguarda i JRPG.

Vivere, in Lost Sphear, le avventure di Kanata, Lumina e Locke mi ha ricordato che, come ho già detto, gli aspetti più importanti di un buon JRPG sono, sempre e comunque, la storia e ciò che il gioco ti lascia dopola parola Fine; tutti i fronzoli di contorno non servono a nulla, se offuscano la trama. Spero che, per il prossimo capitolo di Final Fantasy, Square Enix impari qualcosa dal suo nuovo studio, riuscendo a innovare la saga come ha sempre fatto, ma rimanendo fedele ai valori classici dei JRPG.

Nel frattempo attendo le storie che quest’anno nuovo ci proporrà,a cominciare da Ni no Kuni 2, in uscita il prossimo mese e che sembra bello quanto il primo, se non di più. Restando in tema Square Enix, spero di vedere entro l’anno anche Dragon Quest XI, Kingdom Hearts 3 e l’interessante Project Octopath Traveler per Switch; e chissà che non arrivi anche il remake di Final Fantasy VII. Un po’ ci spero alla fine.

Dunque, salutandovi, chiedo ora a voi di raccontarmi quali sono i vostri JRPG preferiti e quali aspettate di più quest’anno!

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