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A ognuno la sua Longevità

Anche il tempo che decidiamo di investire per un videogioco cambia a seconda delle nostre esigenze e abitudini

Nel tempo il modo di giocare è cambiato sempre più. Dalla sequenza di livelli che ci separavano dalla fine di un titolo si è passati a mondi aperti e completamente esplorabili che hanno cambiato anche la concezione di longevità, da sempre una pietra di paragone per decidere se un titolo vale l’acquisto o meno. Ormai infatti si parla sempre meno di andare dal livello 1 fino al livello finale, ma, fra sidequest, minigiochi e collezionabili, il range di cose da fare in un titolo cambia totalmente il tempo che un giocatore adopera per finirlo, diventando quindi un valore sempre più personale piuttosto che oggettivo. Dunque la domanda che mi e vi pongo è: quando considerate davvero finito un videogioco?
Anche in questo caso possiamo distinguere vari approcci che variano da un videogiocatore all’altro. Ci sono giocatori che non sono contenti fino a quando non hanno fatto tutto il possibile, che non hanno la coscienza a posto e si svegliano urlanti di notte se non raggiungono il 100% del completamento. Altri invece la vivono in modo molto più rilassato, seduti come il Buddha sul divano, giocando principalmente la storia e facendo solo le attività secondarie che gli interessano. Ovviamente esistono anche le vie di mezzo fra questi due poli.

Io personalmente tendo a finire un gioco facendo il più possibile, e punto al 100% solo nei giochi che mi sono piaciuti particolarmente. Il mio animo tende di solito verso il lato del completamento totale, ma con delle condizioni. Molto spesso, infatti, sia per questioni di tempo che, soprattutto, di noia nel completare certe parti del gioco (ad esempio collezionabili o prove varie messe lì tanto per allungare il brodo), tendo a fare solo le cose che più mi piacciono. Ricordiamo che la famosa pila infinita di cui vi ho parlato qualche mese fa è sempre presente a fissarci dall’alto della sua vetta irraggiungibile, e, siccome il tempo è tiranno, non voglio certo farla crescere troppo.
Solitamente tendo a completare almeno tutte le sidequest, perché in molti titoli sarebbe un delitto finire solo la storia principale senza toccare il resto. Prendete serie come Witcher, Fallout o The Elder Scrolls: fare solo la main quest vorrebbe dire perdersi la maggior parte del gioco, e soprattutto molte storie interessanti.  Anche il modo e l’ordine di affrontare le varie quest cambia a seconda del giocatore. Occuparsi prima di tutte le quest secondarie e poi finire la storia, oppure dare priorità alla quest principale e lasciare per dopo tutto ciò che è accessorio; anche qui ci sono gli approcci più disparati. Io, quando possibile, una volta arrivato in prossimità della fine mi fermo e finisco tutto quello che c’è di extra, per poi finire il gioco definitivamente dedicandomi alla parte finale, perché una volta visti i titoli di coda, ritengo che la mia esperienza sia completa, e tendo a perdere interesse nel fare dell’altro in quel mondo di gioco. Purtroppo, sempre più spesso mi ritrovo con contenuti accessibili solo dopo aver finito il gioco, ma, come già detto, mi passa la voglia di continuare dopo aver visto i titoli di coda, tornando allora al titolo solo per contenuti che ritengo possano arricchire davvero l’esperienza.



Diciamo che questi approcci sono riferiti soprattutto a titoli RPG e Open World, ma anche giochi più lineari, come ad esempio un gioco action adventure alla Uncharted o Tomb Rider, oppure uno sparatutto come Battlefield, possono avere diverse durate a seconda di come una persona decide di affrontarli. Possiamo decidere di trovare subito tutti i collezionabili alla prima partita cercando accuratamente in ogni angolo, oppure di occuparcene una volta finita la campagna o ancora di lasciarli totalmente perdere. Possiamo focalizzarci sull’uso di alcune armi in una partita per poi cambiare in un’altra, finirli più volte cambiando il livello di difficoltà (specialmente per chi ama ottenere tutti i trofei o achievements di un gioco) oppure iniziare subito alla massima difficoltà.

Esiste poi il New Game Plus, ormai quasi la norma per la maggior parte dei giochi, in cui sarà possibile rivivere da capo il titolo portandoci dietro parte dell’esperienza della nostra prima partita, importando oggetti, livelli ecc. nella seconda. Un esempio lampante è Dark Souls, che ci porta ad affrontare nemici vecchi e anche nuovi, ma molto più potenti rispetto alla precedente run, mantenendo sempre alto il livello di sfida. Raramente mi sono cimentato in questa modalità, perché, come detto prim, una volta vista la parola “The End” di solito perdo interesse per il titolo appena finito e preferisco passare a qualcosa di nuovo, però ci sono state delle eccezioni, come appunto Dark Souls. Da questo punto di vista, NieR Automata, secondo me, ha rinnovato il concetto di New Game Plus, approfondendo, ogni volta che si giocava, quanto visto la prima volta, e aggiungendo anche cospicue nuove parti, fino a diventare quasi una nuova esperienza di gioco. Spero che NieR non resti un esperimento isolato e di vedere in futuro altri esempi simili.
I videogiochi sono diventati sempre più liberi con il passare degli anni, tanto da darci la possibilità di decidere quanto tempo dedicare a un titolo a seconda delle nostre esigenze. Ogni giocatore crea la sua strada nel percorso che va dall’inizio fino alla parola fine, includendo nella sua esperienza quello che più gli aggrada. Come di consueto lascio la parola a voi, narratemi del vostro approccio a ogni nuovo titolo, e anche qualche curiosità sul modo in cui preferite approcciarvi a un videogioco dall’inizio alla fine, alla prossima.

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