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Final Fantasy XV: l'eredità di una saga

Dopo diverse delusioni, il quindicesimo capitolo riuscirà a risollevare una saga storica?

Il tempo è giunto. Finalmente è arrivato tra noi l’ultimo capitolo di una delle saghe storiche del mondo videoludico, Final Fantasy XV è uscito. Perso nel mondo di Eos, torno un attimo nel mondo reale solo per parlarvi della mia esperienza, dopo aver affrontato il grande viaggio di Noctis e compagni. Innanzitutto è giusto dirvi che, dal giorno in cui misi per la prima volta il primo CD di Final Fantasy VII nella mia Playstation, il mio mondo cambiò. Final Fantasy VII mi iniziò al mondo dei GDR in generale, facendomi scoprire una nuova dimensione del videogioco, una dimensione che andava oltre il semplice superamento dei livelli o il mero uccidere i nemici. Scoprii che poteva esserci anche una storia profonda, con personaggi vivi a cui affezionarsi e con cui condividere le avventure e trarre nuovi insegnamenti. Il settimo capitolo infatti, oltre ad essere stato il mio primo insegnante d’inglese (all’epoca alle medie facevo solo francese), ha contribuito molto alla mia formazione nerd in gioventù, oltre ovviamente a farmi amare ancora di più il mondo videoludico. Da allora non ho perso un capitolo della saga e ho recuperato anche quelli precedenti al settimo, dunque ora potete capire almeno un minimo con che trepidante attesa io attenda ogni nuova uscita di Final Fantasy. Negli ultimi anni purtroppo la mia passione si è un po’ affievolita, infatti ritengo che l’ultimo capitolo che mi abbia davvero appassionato sia il X: escludo l’XI e il XIV perché online; non dubito siano bei giochi, ma per me FF è rigorosamente single player. Il XII l’ho trovato un buon gioco ma non con quel qualcosa in più che un FF deve avere, la storia non mi ha appassionato e i personaggi erano piuttosto dimenticabili (tranne Balthier). Il XIII mi ha invece deluso un po’ sotto tutti gli aspetti, motivo per cui mi son rifiutato di giocarne i due seguiti. Dunque questo quindicesimo capitolo rappresentava un po’ una nuova speranza: dopo molti trailer e demo provate, l’hype che si era generato in me era a livelli stellari.
Ormai arrivato alla fine posso trarre le mie conclusioni analizzando punto per punto i vari aspetti del titolo.  Uno degli obiettivi su cui Hajime Tabata aveva puntato molto era la sensazione del viaggio, un road trip epico con i propri amici: quest’obiettivo trovo sia stato raggiunto pienamente. Andare in giro per le terre di Lucis insieme a Noctis, Gladio, Prompto e Ignis è davvero bello; il loro modo di interagire trasmette la sensazione di girovagare realmente con un gruppo di grandi amici, e la cosa che ce lo fa più notare è l’attenzione riposta nei dettagli, nelle piccole cose. Ad esempio il fatto che i quattro si diano il buongiorno dopo aver dormito, le battute fatte da Gladio per prendere in giro Noctis o Prompto, i discorsi in macchina e nelle città riguardo a particolari curiosi o alle novità scoperte…tutte esperienze fatte da chiunque abbia viaggiato con i propri amici. Promossi dunque anche i personaggi, realizzati bene sia caratterialmente che nelle interazioni con gli altri. Forse il design non è il massimo, ma ci si abitua presto (basta battute sulla boy band!). Insomma, non ci si può non affezionare al gruppo, il loro legame di amicizia è contagioso. Anche i personaggi secondari sono per la maggior parte ben fatti, una su tutti Aranea Highwind; peccato solo per il poco spazio dedicato a queste figure, cui avrebbero potuto dare maggior rilievo.  Graficamente nulla da dire, “magnifici” è l’unico aggettivo cui riesco a pensare per descrivere i paesaggi mostrati, tanto che spesso mi fermavo soltanto per ammirare la natura o qualche scorcio particolarmente ispirato, e quando non era Prompto a fare una foto veniva spontaneo a me di scattarla. Andare in giro per Eos è una gioia per gli occhi: Square Enix ha davvero creato un mondo meraviglioso da esplorare, che ci fa provare di nuovo la gioia per la scoperta. Ogni area è pregna di una storia tutta sua, è piena di carattere: dal meteorite a Duscae fino al vulcano Ravatogh, il piacere dell’esplorare è una rara cosa negli open world odierni e FFXV in questo non delude. Inoltre, le attività secondarie sono tantissime: fra sidequest, cacce ai mostri, Chocobo, pesca e molto altro, non c’è mai da annoiarsi. Una piccola critica che vorrei fare è dedicata alle sidequest: alcune risultano ripetitive e noiose da svolgere, cosa compensata e resa accettabile soltanto dalla gioia dell’esplorazione di cui sopra.



Il combattimento è uno degli aspetti più riusciti. Personalmente non sono un nostalgico incallito, del tipo che se non c’è il sistema a turni non lo considero un vero FF: siamo nel 2016, è giusto esplorare nuove vie, e nonostante la deriva action ho trovato il tutto magnificamente integrato nelle meccaniche da JRPG, con un sistema semplice, spettacolare e con il giusto livello di tecnicismo: non è né troppo semplice (non ci si deve limitare a schiacciare un solo bottone per tutto il tempo), né troppo complesso, alla stregua di un vero gioco action stile Devil May Cry, per intenderci. Le tipologie di armi sono varie e divertenti da usare; la meccanica del teletrasporto è una gioia per gli occhi e, grazie al fattore distanza, aggiunge agli scontri anche una certa dose di tattica. Non mi è dispiaciuto neppure il sistema di magie, forse un po’ limitato, con solo tre elementi da utilizzare, ma con parecchi effetti aggiuntivi che lo rendono più vario. Unica nota negativa è la telecamera, che spesso si incastra fra cespugli o pareti rendendo difficile seguire lo scontro. Poi ci sono le Summon, cioè le evocazioni, che sono una delle cose più epiche proposte ultimamente in campo videoludico; vedere Titano o Ramuh comparire e portare devastazione non solo sui nemici ma sull’intera area di gioco dà veramente un senso di onnipotenza. Aspetto dunque più che riuscito, ma è da rivedere il sistema delle evocazioni, un po’ particolare. In realtà il funzionamento non è poi così male, ma avrebbero dovuto fare in modo che l’astrale da evocare variasse più spesso. Io e (da quel che leggo) molti altri abbiamo visto il 90% delle volte Ramuh, che, per carità, voglio bene al nonnino del fulmine, ma dovrebbe lasciare un po’ di spazio anche agli altri ogni tanto.
Un elemento che si è sempre distinto nei Final Fantasy è la colonna sonora, da sempre una garanzia di qualità, e FFXV non delude minimamente offrendoci una OST davvero ottima, con alcuni pezzi che mi hanno emozionato molto come, ad esempio, Apocalypsis Noctis: la versione con Leviathan, in particolare, è assolutamente esaltante.
Una delle cose che ho più apprezzato di FFXV è comunque l’attenzione data ai particolari dedicati ai fan storici della saga. Solo il fatto di poter ascoltare le canzoni di tutti i precedenti episodi sia sull’autoradio, mentre si è alla guida della Regalia, sia durante le esplorazioni a piedi, è bellissimo; sentire poi Prompto canticchiare la classica musica di vittoria dopo un combattimento, la citazione dei soldati magitek da FFVI, la presenza di Biggs e Wedge, le magie che richiamano un po’ il sistema di FFVIII, o una quest dedicata alle piastrine (chiaro rimando a FF Type 0, diretto sempre da Tabata) sono cose che fanno molto piacere a un vecchio fan come me. Mentre si gioca, la passione che il team di sviluppo ha messo nel creare FFXV è davvero palpabile.

Ho volutamente lasciato come ultimo punto la storia, molto complessa da analizzare. Il concept di base l’ho trovato interessante, dall’alto potenziale, con un lore ben costruito e personaggi ben caratterizzati. La prima metà scorre abbastanza liscia; forse su alcuni punti ci si poteva soffermare di più, ma in generale risulta interessante, arrivando a picchi di epicità nella parte dedicata a Leviathan, con una delle Boss Battle più esaltanti degli ultimi anni. Dalla seconda metà arriva l’inspiegabile. Senza spoilerare, accenno solo al fatto che intere parti della storia, che avrebbero avuto bisogno di ulteriori spiegazioni, vengono lasciate a loro stesse, con rivelazioni incoerenti rispetto alle azioni di determinati personaggi e tanti misteri lasciati in sospeso. Si salva poi il finale, che ho trovato poetico e commuovente, all’altezza di una gran storia che però non c’è stata. Qualcosa nello sviluppo dev’essere andato storto, perché non credo che i realizzatori del gioco, dopo l’ottimo lavoro svolto in generale possa essere sfuggito che la storia, aspetto più importante in ogni FF, non funzionava a dovere. Recentemente è stato annunciato che alcune cut scene verranno integrate negli ultimi capitoli; inoltre, secondo un rumor proveniente, sembra, da un insider, il gioco doveva per contratto uscire nel 2016 e hanno perciò pubblicato un gioco in realtà incompleto, ma questa notizia, essendo un rumor non confermato, è da prendere con le pinze. Il fatto che ci siano dei DLC gratuiti legati alla storia mi fa però pensare che qualche problema ci sia stato in fase di sviluppo, perché non è certo una bella mossa.

Il mio parere ultimo è che Final Fantasy XV è un ottimo nuovo punto d’inizio: Tabata riesce a innovare mantenendo pienamente lo spirito della serie, ma forse l’eredità ricevuta era troppo grande per realizzare qualcosa di perfetto in soli tre anni. Il gioco è ottimo sotto il punto di vista del gameplay, mentre il mio più grande rammarico riguarda, come spiegato, la componente narrativa che, se fosse stata ai livelli dello stesso gameplay, avrebbe elevato questa quindicesima fantasia finale fra i grandi classici della serie. Nonostante tutto mi sento ottimista per il futuro di Final Fantasy, perché Square Enix si è dimostrata capace di realizzare un ottimo capitolo, e se davvero i problemi sono stati solo di tempo, sono certo che il prossimo potrà essere grande in tutti gli aspetti. Ditemi pure cosa ne pensate di questo quindicesimo capitolo, alla prossima e buone feste!

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