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Il coraggio della parola Fine

Prima o poi tutto deve arrivare a una conclusione, il punto è farla accadere al momento giusto.

Recentemente ho giocato e finito (ben due volte di fila!) Uncharted 4, ultimo capitolo della saga ormai storica ideata da quei geni della Naughty Dog. Uncharted, da sempre esclusiva di casa Sony, si è imposto nel panorama videoludico come uno dei migliori giochi d’avventura mai realizzati, surclassando in qualità (almeno secondo il mio parere) anche la più longeva saga di Tomb Raider. La serie, nei suoi quattro capitoli (più uno extra su PS Vita), è diventata ben presto “l’Indiana Jones” del mondo videoludico, grazie ai suoi personaggi carismatici, entrati nel cuore di milioni di appassionati, e alle avvincenti storie narrate con un taglio cinematografico degno del miglior action movie di Hollywood. Il tutto è inoltre condito con una grafica da urlo e una giocabilità immediata e divertente. Le avventure di Nathan Drake si sono rivelate una vera e propria gallina dalle uova d’oro per la Naughty Dog, eppure la software house americana ha deciso di porre fine alla saga con questo quarto capitolo. Sicuramente una scelta in controtendenza rispetto a quanto successo con molte altre serie, andate avanti ad oltranza, spesso oltre il loro limite naturale, soltanto per lucrarci sopra il più possibile.

Questa decisione sorprende anche perché Uncharted non è mai stato un gioco in cui la storia avesse quest’enorme importanza ai fini del capitolo successivo. Ogni episodio era a sé stante, e la formula semplice: trovare un leggendario sito archeologico e mettere i nostri eroi alla ricerca di esso contro qualche corporazione malvagia che mira anch’essa ad appropriarsi del tesoro. Con questo tipo di formula si sarebbe potuto andare avanti all’infinito, certo alla lunga avrebbe stancato senza un po’ d’innovazione, ma sicuramente una continuazione sarebbe stata più giustificata rispetto a quella di altri videogiochi partiti come trilogie e poi diventate saghe infinite dove ogni briciolo di trama si è perso nel nulla cosmico (Assassin’s Creed docet). Questa decisione di chiuderla qui mi ha molto sorpreso, in un mondo dove ormai il fare soldi viene prima del concetto di confezionare una bella storia coerente con sé stessa. Vero è che Sony potrebbe decidere di realizzare un nuovo capitolo gestito da un altro studio, ma se non se ne occupano i Naughty Dog, mi rifiuto di considerarlo un vero Uncharted (stessa storia per un ipotetico nuovo Metal Gear Solid senza Kojima). I talentuosi ragazzi della software house americana mi hanno fatto riflettere, riflettere sul coraggio di dire basta, di mettere la parola fine una volta per tutte. Perché ci vuole coraggio a finire una saga che sai che ti avrebbe garantito ancora molte entrate economiche, pur di salvaguardarne la qualità intellettuale. Questa è una scelta che si vede sempre meno fare, non soltanto limitatamente al mondo dei videogiochi, ma anche relativamente a film, fumetti, serial, ecc. Mettere la parola fine a qualcosa diventa sempre più difficile, tanto che ormai si riesumano dalle loro tombe opere col loro finale già scritto, trasformandole in pallide ombre di quel che erano solo allo scopo di racimolare ulteriore denaro. Le cause di questa serie infinita di sequel e reboot non si limitano solo alla mancanza di idee o ai rischi economici nell’affrontare un nuovo progetto. Penso che in parte sia anche colpa di noi fan che fatichiamo a lasciar andare un’opera e ne chiediamo sempre di più, costringendo anche chi ha voglia di puntare sul nuovo a dover tornare indietro per garantirsi un minimo di sicurezza economica.



La parola “The End” arriva per tutto e tutti prima o poi, ma facciamo fatica ad accettarla, e io vi capisco benissimo, perché anche per me è dura da digerire per molte cose che ho amato. Molte storie, d’altronde, ci hanno accompagnato con i loro eroi per diversi anni, anche in fasi importanti della nostra vita, e nessuno vuole dire addio ad un caro amico. Vorremmo poterle vedere continuare per sempre, ma in fondo sappiamo che ciò non è possibile e che non è giusto nei loro stessi confronti, perché queste storie, per essere veramente complete, hanno bisogno della parola fine. Continuare ad oltranza una qualsiasi opera, dopo la sua naturale conclusione, significa snaturarla e rovinarne il ricordo. Per quanto sia difficile, siamo noi fan i primi a dover accettare la conclusione di ciò che amiamo, perché solo nella sua completezza un’opera potrà darci il massimo della sua esperienza. Per quanto in futuro ci possa mancare, nulla ci vieta di rispolverare la nostra vecchia console o un vecchio libro o dvd per rivivere emozioni passate, ed è anche questo il bello di un’opera finita, piuttosto che di una senza fine che ormai ha dimenticato la sua vera essenza.

Il finale di Uncharted 4 mi è piaciuto molto, conclude alla grande la serie e non necessita di ulteriori seguiti. Mentirei se dicessi che non desidererei giocare ancora nei panni di Nate insieme a Sully e a Elena, ma rispetto pienamente la decisione di Naughty Dog di portare a conclusione la loro storia. Per quanto mi dispiaccia salutare questo universo narrativo, spero che la parola “The End” resti scritta e mai più toccata. Vale lo stesso per un’altra serie sempre di Naughty Dog, ovvero The Last of Us, gioco che, secondo me, ha detto tutto con la sua magnifica storia. Se le voci sullo sviluppo di un nuovo capitolo saranno confermate, (un possibile riferimento a questo ipotetico secondo capitolo era presente all’interno di Uncharted 4) storcerò non poco il naso, dato che sarà veramente difficile riproporre l’unicità dell’originale. Non ci resta che attendere l’imminente E3 per possibili annunci.
A voi la parola dunque e ci risentiamo al prossimo mese.

Commenti (2)

Francesco Aru
09/06/2016 13:59:58
io aspetto ancora il prossimo Jak and Daxter della Naughty dog, so che il discorso è tale è quale a quello di The Last of Us e Uncharted, però io voglio un seguitooo
Andrea Masaro
09/06/2016 14:00:09
Premettendo che sembra leggermente fazioso un articolo del genere, non so, ma credo che lo scopo di queste opere (al di la di quello che noi fan vogliamo vederci) SIA lucrare. Poi certo, se lo si fa con passione, meglio. Comunque, tutte le opere prima o poi finiscono. E non vuol dire che un domani non possano essere riprese, per far tornare in voga qualcosa che è piaciuto molto a suo tempo (vedere: Reboot di tipo qualsiasi film).

E si, sicuramente il mondo di Last of Us verrà ripreso, a mio avviso diversi anni dopo, con la bambina ormai grande (e protagonista): era un mondo troppo intrigante per non sfruttarlo.
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