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Quando un autore Bonelli ti salva la vita

La vera storia di Giovanni Eccher nel Mar Rosso

Questa rubrica è nata per raccontare le avventure di ON in giro per il mondo. Uno spazio gestito da me e OnigiriCalibro38, con la quale faccio continue riunioni e discussioni affinché la linea editoriale e le pubblicazioni siano pertinenti, coerenti e interessanti. Questo quando c’è Monica. Lei però ora è in Giappone (ogni tanto i viaggi bisogna farli, altrimenti cosa ci raccontiamo?). Senza Monica ho finalmente carta bianca per scrivere tutti quegli aneddoti che lei impietosamente mi censura. Quindi si torna a parlare di Giordania. Un paese che ci è rimasto nel cuore, di cui parliamo spesso e dove a brevissimo Giada Rossi vi accompagnerà (il prossimo luglio). Con lei ci siamo andati poco più di un anno fa per un tour esplorativo, insieme agli amici Andrea Plazzi e Giovanni Eccher (qui nella diapositiva, concentratevi sui dettagli, dopo serviranno). L’aneddoto che vi racconto rientra in quel gruppo di file classificati con il nome di “Quel che succede in Giordania resta in Giordania”. In realtà è un evento che raramente raccontiamo perché è solo uno dei mille avvenimenti che hanno colorato la nostra spedizione. Il tutto è avvenuto ad Aqaba, città-fortezza, principale porto per l’Asia dall’Africa. Una meravigliosa finestra sul Mar Rosso


Ecco la storia: era l’ultima mattinata del nostro viaggio e con nostra grande sorpresa gli organizzatori del tour improvvisarono un’escursione in barca per darci modo di vedere la strepitosa barriera corallina del golfo. Una notizia davvero seccante. Noi li, costretti ai primi di marzo a metterci in costume da bagno e salire su una barca dal lusso ridondante mentre i nostri colleghi e compagni, alla faccia nostra, si stavano divertendo alla fiera di Cartoomics. Ricordo che li chiamammo anche, tanto per fargli sapere quanto li invidiavamo. Ne seguì quella che le cronache chiamano la Civil War di redazione, ma è un’altra storia. Ora, non so quale confidenza abbiate voi con la regione, ma sul Mar Rosso a marzo non fa freddo, anzi. Tuttavia, vuoi per la posizione così vicina al deserto, vuoi perché comunque il golfo è molto grande tira un vento della miseria! E si sa, il vento, sul mare, genera onde e corrente. No, so cosa state pensando e non è li che va a parare questa storia. Eravamo tutti marinai di vecchio corso, io stesso ho calcato i ponti di mille tram. Nessuno ha sofferto il mare. Anzi eravamo in piena forma e carichissimi, tanto che quando è stata l’ora di calzare pinne e occhiali Giovanni e io eravamo in prima fila, pronti a obliterare. Io mi sono tuffato per primo. Splash! Acqua freddina ma gestibile. Seguirono Giada e Giovanni. Poi tutti con il naso all’insù. Plazzi stava per flettere i muscoli. Gira voce che nell’onda che ne seguì, a Tabuk annegarono due dromedari. Eravamo tutti in acqua. Stop. Prima di proseguire metto le mani avanti e da buon sportivo inizio ad accampanare scuse per giustificare i nostri limiti atletici. Giovanni e io eravamo gli unici miopi del gruppo, quindi con la maschera da sub vedevamo ben poco e questo ha inciso enormemente sugli attimi che stanno per seguire nel nostro racconto. Giada era un elegante delfino, Plazzi più un cetaceo, ma entrambi estremamente a loro agio nell’elemento. Giovanni e io eravamo evidentemente due ragazzi di città strappati ai loro comfort e costretti in un ambiente ostile a cui non erano minimamente preparati.

 

Solo due goffe e sgraziate bracciate per rendersi conto che: senza occhiali non ci sarebbe stato verso di vedere il fondale marino e senza l’opportunità di vedere il fondale marino tanto valeva destinare le poche energie a disposizione per cercare di sopravvivere e tornare alla barca. Tornare alla barca, già. Erano bastati pochissimi attimi perché la corrente ci distanziasse uno dall’altro. Giada era un puntino davanti a me, un marinaio urlò “Laggiù! soffiaaa!!” e così individuai anche Plazzi, pure lui ormai lontanissimo. Di Giovanni nessuna traccia. La barca era rimasta alla mia sinistra, decisi di raccogliere le forze e nuotarle intorno, così da sfruttare la forte corrente per “doppiare” la prua e risalirne a nuoto il bordo sinistro fino alla poppa. Sul quel lato però la corrente si fece davvero forte e la mia velocità aumentò, indipendentemente dalle mie scoordinate bracciate. Improvvisamente vidi la sagoma di Giovanni. Sapevo di trovarlo li, lui è il personaggio comico dei disaster movie. Lui alle storie arriva sempre in fondo. Ma, nonostante il piacere di trovarlo vivo, iniziai a preoccuparmi seriamente quando capii che anche lui era in una certa difficoltà, anche se almeno era riuscito ad aggrapparsi a qualcosa. Mi sentii come Matt Damon in The Martian, avevo una e una sola occasione di afferrare la mano di Giovanni prima di essere trascinato al largo. Matt Damon sarebbe morto nello spazio. Io potevo ancora sperare di essere raccolto da dei pirati somali. Ma sentivo comunque una certa pressione. Ricordate che eravamo entrambi senza occhiali? Allungai una mano, evidentemente mancai la sua ma con gran fortuna riuscii ad afferrare quello che li per li mi sembrò una cima, strinsi la presa e mi portai verso la barca. Una volta a fuoco capii. Avevo afferrato uno dei potenti ed eroici baffi di Giovanni che così mi salvò involontariamente. Questa è la storia di come un autore Bonelli mi abbia salvato la vita. Fu una gran avventura di cui decidemmo di non parlare mai. Fino a oggi. Non potevo più sostenere il segreto, il mondo doveva sapere! Nell’itinerario che abbiamo preparato per il tour di Luglio Aqaba purtroppo non ci sarà, un vero peccato. È stata una scelta difficile ma necessaria per rendere il viaggio, già molto fitto, più snello e accessibile. Così, con questo mio racconto giordano spero di avervi regalato qualche piccolo ricordo di Aqaba. L’invito è di visitare a questo link il nostro tour e farci un pensierino, è un viaggio davvero entusiasmante.

Commenti (1)

Luisa Cresti
30/03/2017 09:44:05
Bisognerebbe trarre un fumetto da questa avventura! :'D
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