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Kotatsu, mandarini e qualche film

Piccole grandi perle della cinematografia giapponese


       明けましておめでとうございます
       今年もよろしくお願いします


Prima di tutto gli auguri per questo 2017, nella speranza che sia fruttuoso e pieno di viaggi e di belle sorprese!
A proposito, stiamo per entrare nell'anno del gallo secondo il calendario cinese.

Per cominciare questo ciclo di articoli volevo rispondere alla richiesta che mi era stata fatta un po' di tempo fa da una lettrice interessata al cinema giapponese. Mi sembra anche un'ottima occasione visto che per alcuni ci sono ancora alcuni giorni di vacanza rimasti e si potrebbero impiegare per farsi una cultura a riguardo.
Tralascerò tutta la parte del fantastico e insensato trash, che tanto amo, potete trovare delle informazioni a riguardo in questo mio articolo di qualche tempo fa.

È un mondo di silenzi e di tempi lunghi.
Lo spazio si dilata e l'assenza di suono si fa  così intensa da diventare roboante.
I pensieri e le parole rimangono sospese per essere colte solo dagli spettatori. 
C'è infatti una mancanza di comunicazione verbale che crea quasi disagio. Almeno per la nostra sensibilità, abituati come siamo a farci sentire.
I minuti trascorrono come gocce che cadono da un rubinetto difettoso, uno alla volta, prendendosi il giusto tempo per creare la forma perfetta.
Lunghi sguardi, profili immobili e mani poggiate delicatamente sugli oggetti raccontano delle storie, quelle che i dialoghi evitano, quelle vere.
I personaggi hanno mondi che esplodono dentro di loro, ma non mostrano nulla apertamente. Sofferenza, gioia, tristezza, noia, sono ombre che oscurano per poco i loro volti ma che in realtà siamo noi a provare al posto dei protagonisti.
Non sono film da mettere come sottofondo per fare altro, come pulire la casa o stirare,
Naturalmente non mi sto riferendo a quelli più commerciali, anche se alcune caratteristiche si possono trovare in entrambi, ma a quelli di una certa qualità.
Il modo migliore per avvicinarvi al mio discorso è quello di farvi alcuni esempi, così che possiate esserne testimoni diretti.

C'è un film del 2008 che ha vinto numerosi premi (tra cui l'Oscar come Miglio film in lingua straniera) e ha fatto il giro del mondo: おくりびと (Okuribito) conosciuto come Departures, diretto da Takita Yōjirō.
Racconta la storia di Kobayashi Daigo, violoncellista rimasto senza un lavoro, che quasi per caso si ritrova a lavorare come tanatoesteta.
Ha una bellezza triste e pura, e parla della morte come spesso fanno i giapponesi, dolcemente.



Anche l'uso dei colori e degli sfondi viene spesso sfruttato molto, regalando un impatto visivo che rimane incollato alla retina.
Come per Sakuran del 2007, tratto da un fumetto, film in costume che racconta la vita di un oiran (una cortigiana) splendida, quasi, accecante e dalla grande forza di spirito. Costumi e colonna sonora lasciano a bocca aperta.
Ma anche per Helter Skelter, più recente, del 2012, che smaschera la cruda realtà del mondo dello spettacolo nella sua brutale ricerca della bellezza perfetta, tanto che c'è ci arriva all'autodistruzione.
Ultimo, più per una questione di spazio che per l'effettiva mancanza di elementi da proporre, è Midnight Diner film del 2015, che ultimamente si è guadagnato una serie tv su Netflix intitolata 深夜食堂 -Tokyo Stories-  (Shinya Shokudo).
Un ristorante, nelle vie secondarie di una grande città, che apre solo la notte. Le vite di sconosciuti che si intrecciano in un piccolo locale di legno, cibi appetitosi che saziano anche l'anima e qualcuno che ascolti la tua storia.

E voi, siete pronti ad ascoltare questi racconti?

Per qualsiasi curiosità e domanda non dovete far altro che mandarmi una mail al mio indirizzo: onigiricalibro38@orgoglionerd.it oppure scrivetemi un pm sulla mia pagina facebook Onigiri Calibro 38

See you space cowboy!

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