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ilRINOCERONTE, di Daniele Daccò

Il Grande Grievous

Dopo aver visto il nuovo trailer di Star Wars, cioè: dopo due giorni di coma dopo aver visto il nuovo trailer di Star Wars, qualcosa mi è tornato alla mente. Un vecchio ricordo.
Esattamente dieci anni fa mi trovo innanzi a una delle più innovative opere legate a Star Wars mai create, immagini coinvolgenti, dialoghi ben costruiti e una regia immersiva come mai i miei occhi di padawan avevano visto.
Sono seduto e mi sto innamorando di Star Wars Clone Wars di Tartakovsky, l'ideatore di Samurai Jack.
Non storcete il naso, non sto parlando della serie in computer grafica, parlo di quella in animazione classica composta da episodi di tre minuti. Uno in particolare mi entra nel cuore, quello finale, quello che mostra Grievous.

E' lì, alto, sinuoso, elegante e completamente bianco. Un leader malvagio in Star Wars che non sia ricoperto di nero, mi rapisce. Riguardo la puntata, la mia immaginazione è sua.
Non è un sith, non usa la Forza ma tiene comunque testa ai Jedi, anzi, la sua collezione di spade ci mostra quante volte è uscito vincitore in battaglia. Ha fatto cose grandi, terribili certo, ma grandi.
Ho i dubbi di chi ha 17 anni dentro di me, una forza brucia nel mio petto ma non so ancora quale è il carburante da gettare nelle fiamme.
Così mi tengo un falò acceso nella mia vaporiera personale, braci pronte a divampare e che aspettano solo del carbone, qualcosa che le faccia scoppiare.
Ogni volta che mi sdraio sul mio materasso, nel silenzio della notte, le sento scoppiettare, come se il mio petto fosse quello di Grievous. Sono triste, malinconico, perché so che un altro giorno è passato, perché so che nessuno potrà mai ridarmi quel pomeriggio andato e che, nonostante questo, io non ho fatto niente di grande.

Ma poi arrivò quella notte, una notte particolare, dopo aver visto quell'episodio di Clone Wars, qualcosa cadde sopra il mio fuoco, bruciò solo per un attimo ma la luce fu tanta che non riuscii più a chiudere occhio.
Allora saltai giù dal letto, ricordo ancora che l'orologio segnava l'una e tredici di notte, mi misi in piedi al centro della mia stanza, ero immobile a fissare un grande muro bianco.
Su di esso c'era solo un lungo poster pieno di draghi, una finestra su un mondo che non avrei mai raggiunto, un'apertura appena sopra la mia scrivania.
Ma le fiamme bruciavano, non dovevo più sperare, dovevo fare qualcosa di grande. Allora mi scopro a spostare la mia scrivania dal muro, la lancio attraverso la stanza, sfilo i cassetti da essa, stendo un logoro lenzuolo a terra proprio sotto il muro e poi lo strappo, strappo il poster bugiardo. Le puntine si spargono per la stanza e con esse la mia pazienza.



Non accendo la luce della stanza, non serve, mi limito a puntare la mia lampada verso il muro bianco dove farò qualcosa di grande.
Di fretta prendo il pennello, l'acrilico nero è lì accanto e passo tutta la notte insieme a loro, fino alle sette di mattina, a dipingere il più grande Grievous che avessi mai visto. 

Il giorno dopo il fuoco era spento ma ora avevo fatto qualcosa di grande, le urla di mia madre non avrebbero mai potuto rovinare quel momento.
Grievous, il generale della droide armata, era impresso sul mio muro. Un veloce sguardo avrebbe visto della tempera nera, qualche segno di matita, forse delle correzioni in uni-posca.
Ma io sapevo, lo sapevo, che quel Grievous era più grande di così, era marchiato a fuoco.
Un fuoco che dovevo alimentare, che non potevo lasciare bruciare dentro di me. Perché avevo capito che le scintille avrebbero continuato anche se io non le avessi nutrite, e allora la domanda che dovevo pormi era una e una sola:  avrei lasciato che la voglia di fare qualcosa di grande mi avesse bruciato vivo e o l'avrei alimentata perché lasciasse dei marchi a fuoco per il mondo? Scelsi.
Ripensai alla decisione che avevo preso un anno dopo, dopo più di trecento giorni di fiamme, quando, armato di bianco coprente, cancellavo il mio grande Grievous.
Muovevo il rullo sorridendo, non avevo fatto nessuna foto al cyborg, decisi che il mio Grievous sarebbe dovuto essere solo mio, che sarebbe diventato una storia da raccontare e non un'immagine della quale vantarsi, avevo deciso di fare questo, raccontare storie.

Usare la mia immaginazione, rendere grande la realtà nonostante nessuno potesse vederla, parlare di storie che non si vedono ma saranno sempre lì, davanti ai miei occhi, sotto un sottile strato di bianco coprente.
Quella notte mi accorsi che il grande Grievous era comparso, ma la sua storia sarebbe sempre rimasta. E il vostro fuoco da cosa è alimentato?

Daniele Daccò, 15 dicembre 2014, 00:01

Commenti (1)

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LukeSaian 12/15/2014 06:12:25
Non ho ben chiaro quale sia il punto di questo articolo, però anch'io sono sempre stato affascinato dal generale Grievous: un personaggio originale e molto carismatico, che sicuramente avrebbe meritato più spazio. Chissà che non decidano di dedicare uno dei nuovi spin-off proprio a lui :)
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