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Il Pulpito, di Fabio Succi Cimentini

Prendiamoci sul serio

La discussione su Internet, questo vaso di Pandora.

Non starò qua a dire democrazia partecipativa sì o no, a cercare la ciliegina sul torto (qualcuno ha torto su Internet, e qualcun altro perde le ore) o a smacchiare i giaguari. Qui voglio approfittarne per buttarmi a pesce su un singolo elemento della discussione internettiana.

Ci sono diverse frasi che ricorrono abbastanza spesso nei dibattiti su Internet, almeno quelli che seguo io: le forme più classiche sono rispettivamente ‘ma io non voglio convincere nessuno’ e ‘ci stiamo prendendo troppo sul serio’.

Francamente le odio.

Il problema è che, come capita con la maggior parte delle cose che odio, escono fuori da un’esigenza reale, dalla reazione ad un possibile problema, che viene gonfiata fino a diventare l’estremo opposto.

Chi segue questa rubrica (e per salvaguardare il mio cuore non starò a farmi il conto) avrà notato che non sono esattamente un fan dell’antisnobismo a piè sospinto, insomma di chi – generalizzo, ovvio – ha visto gli accademici demolire fantastico&fantascienza&whatever e quindi ha deciso che qualunque cosa ‘puzzi’ di intellettuale va arsa viva col lanciafiamme. Ne consegue che ogni tentativo di analizzare le cose, di portarle un po’ fuori dalle dinamiche di genere etc. diventa una snobbata, che le cose più caciarone e ignoranti non solo possono piacere senza vergogna (e qui ci siamo) ma vanno anche portate a esempio di superiorità, che non possiamo fare troppo gli intellettuali perché altrimenti perdiamo l’innocenza.

Che poi mica vogliamo convincere gli altri: il de gustibus è la nuova legge marziale. Che poi, siamo sinceri, quelli degli altri sono quasi sempre di merda. Ma meglio così: i miei gusti non verranno sporcati dai loro.

Certo, penso anche io che questo atteggiamento non sia il male. O meglio, che nasca da problematiche sentite. Voglio dire, specialmente su Internet la discussione è spesso venefica, la gente è tanto abituata ad essere un nickname che si trasforma in Rambo senza quasi pensarci, i paroloni volano e chiunque è profondamente tentato di diventare paladino della propria sacra idea e a rompere in giro. Quindi la soluzione diventa fly down, ognuno arroccato nel proprio gusto e soprattutto teniamo le ambizioni basse. Si sa mai che tornino quegli intellettuali del cavolo e rovinino tutto.

Il problema (ovviamente IMHO, per stare sull'internettiano spinto) è che così ci perdiamo parecchio.

Ci perdiamo la bellezza di potere cambiare. Mi è capitato di rivalutare gruppi musicali, generi narrativi, per il semplice fatto che c’era qualcuno che su Internet ne parlava bene. E ci perdiamo quel senso un po’immaturo, di rischio, di scommettere su qualcosa che magari è fragile; volere lanciarci sulla serietà del gioco, dei web comic, di quella particolare serie,su quello che ci emoziona e provoca invece che ‘soltanto’ rilassarci.

Però, me ne rendo conto, sto girando a vuoto. Perché presuppongo che l’alternativa sia fra gente indifferente l’una all'altra, arroccata in gusti irremovibili, e gente che si tira testate dialettiche a vicenda tra supponenza e zelo. C’è un’alternativa.

L’alternativa è di volere essere pretenzioso e supponente, e prendersi sul serio, ma allo stesso tempo con leggerezza. E soprattutto con gentilezza e l'idea che dall'altra parte del monitor ci siano persone, non slogan. Volere attaccare il proprio entusiasmo agli altri ma allo stesso tempo essere disponibili a farsi cambiare. Pensare che c’è sempre in giro qualcosa che può essere rivalutato – o scoperto del tutto. Che mi prendo sul serio non (solo) per sentirmi figo, ma soprattutto per avere un rapporto più forte, più intenso, con le cose che mi piacciono; che addirittura, Internet può essere un luogo di scoperta invece che un’arena. E qui il sempre prezioso XKCD ci guida un po' su cosa il nostro tempo - e senso di utilità - può diventare.

Torniamo sempre alle cose banali: gli strumenti non sono neutri, ma comunque vada c’è sempre il margine per imparare ad usarli bene. O più o meno bene. Sfruttare le possibilità di connessione invece che farci prendere dalla tentazione: quella di potere sfogarci in ogni modo con l’anonimato,ad esempio, o di mettere l’empatia a zero.

E prima degli strumenti ci sono le persone. Anzi, ci sono gli atteggiamenti delle persone. E sì, pure l’empatia.

Proviamo a cambiare quelli per prima cosa.

27 novembre 2013, 11:52

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