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The New Legends of Monkey: trash senza fascino

Un commento furioso alla nuova produzione austrialiana di Netflix

Non sto scrivendo questo articolo in capslock solo perché è esteticamente poco gradevole e rende complicata la lettura. 
Ma immaginatemi urlare tutto il tempo. 

Se mi seguite da un po’, ormai dovreste sapere quanto sia affezionata alla cultura cinese e in particolare al romanzo classico Viaggio in Occidente. Così tanto che ho letto, tradotto, fatto viaggi, scritto articoli, una tesi universitaria e perfino un libro su questo argomento. 
Permettetemi dunque di sputare con decisione su questo insulto al mio amatissimo Xiyouji. 
Non voglio però pensiate che sia una questione di snobberia né quel fastidioso atteggiamento che molti hanno quando si tratta della loro opera preferita, ossia che chiunque altro ne parli non l’avrà mai capita e apprezzata quanto loro. 
Tutto il contrario. 
Il mio approccio (in generale, ma soprattutto su ciò che reputo importante per la conoscenza comune) è quello che si possa utilizzare qualsiasi chiave si voglia per far conoscere meglio un libro, film o qualsiasi prodotto artistico. 
L'importante è mantenere intatto il rispetto e il mood dell'originale.
Figuratevi dunque la mia speranzosa meraviglia nell’apprendere che ci fosse una serie televisiva sullo Scimmiotto. 
Quel New Legends nel titolo mi ha lasciata un po’ perplessa da subito, perché si sa che i sequel non sono mai un granché. 
Non mi riferisco solo a chiari esempi contemporanei che tutti abbiamo in mente, ma alla storia dello Scimmiotto stesso: in passato sono stati fatti tentativi anche letterari fin dal Seicento per raccontare meglio le sue vicissitudini, o continuarle con nuove avventure, e i risultati non sono stati sempre ottimali. Nonostante la premessa, ero colma di fiducia e speranze, ma già dalle prime scene è stato chiaro che le avrei dovute abbandonare. 
La storia avrebbe potuto prendere qualsiasi forma comunque, partendo dal presupposto che le vicende fossero nuove: nuovi luoghi, nuovi nemici, nuovi personaggi.



Un gruppo di quattro pellegrini che per vari avvenimenti si trovano compagni dello stesso viaggio devono andare a recuperare dei sacri rotoli. 
In breve dunque, la trama è identica all’originale. 
Si trovano in un villaggio in India (che era la meta e non il punto di partenza nel Viaggio in Occidente) e può essere una scelta sensata, proprio come se da lì in poi continuassero il viaggio. 
In questo villaggio indiano sono tutti occidentali; gli esseri sovrannaturali come divinità e demoni, sono anche loro occidentali, fatta eccezione per una manciata di asiatici. Va bene, non urliamo al whitewashing, è una produzione australiana dopotutto, non è necessaria attinenza etnica. 

Invece, i personaggi principali sono gli stessi, ma snaturati. 
La prima grande delusione è il monaco Tripitaka: una ragazza qualunque che si finge il Grande Santo, e percorre il cammino per recuperare le scritture spacciandosi per monaco. Vero è che c’è un percorso evolutivo all’interno della storia dove lei arriverà ad ammettere chi è, a conoscersi meglio e tante belle cose; tuttavia, è inevitabile provare una sensazione di fastidio per la superficialità e la mancanza totale di rispetto nei confronti di una creatura tanto importante nell'iconografia asiatica. 



Stessa cosa per lo Scimmiotto, maltrattato e reso in maniera ridicola: la sua figura è la più caratterizzata del Viaggio in Occidente, è un personaggio brillante, sbruffone, con un' incontentabile sete di potere e volontà ferrea, che fa danni a chiunque senza curarsene perché leggero di spirito, ma con un'immensa devozione interiore a chi riconosce degno. 
Qui è presentato come un sempliciotto che non si ricorda come fare le magie perché è stato imprigionato per 500 anni, cerca di atteggiarsi da bullo ma fallisce in siparietti impacciati e non ha nessunissimo charme. 

Per assurdo Pigsy e Sandy, che solitamente trovano meno spazio (proprio perché nel Xiyouji hanno molto meno rilievo degli altri due protagonisti) sono più apprezzabili dei loro esimi compagni di viaggio. Anche l’interpretazione di Sandy che non c’entra assolutamente niente con il Sabbioso autentico, è più valida e convincente. Ma pure nei momenti positivi, si perdono tutti in buchi di trama e terribili cadute di stile, per esempio nella scena in cui Pigsy utilizza il suo rastrello per ascoltare meglio i nemici e lo fa estraendo un auricolare dal manico



Non nominiamo poi i demoni: l’idea di per sé che i queste creature abbiano invaso il mondo è sensata e forse uno dei pochissimi tributi attinenti alla storia, però gli effetti speciali alla Xena rendono ogni loro apparizione intollerabile. 
Infine, anche se l'elenco sarebbe ancora lungo, i combattimenti. Cerco le parole ma mi viene solo un grande “NO”. 
Insomma, il trash che permea ogni scena, ogni battuta, ogni scelta è tale da rendere davvero sgradevole il tutto perché supera la soglia stessa di trash e diventa semplicemente brutto. 

Come al solito, non vi dirò che cosa fare, ma di farvi un’idea vostra. 
Se siete interessati e armati di spirito trash, guardatelo, ma se non avevate intenzione di perdere tempo per questa serie, non vi state sicuramente perdendo nulla. 
Ora sono curiosa di sapere anche i vostri pensieri a riguardo: commentate o scrivetemi in pagina!

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