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I mille volti di Sherlock Holmes

Dai ricordi del dottor John H. Watson, ex ufficiale medico dell’esercito britannico

"Nell’anno 1878 presi la laurea in medicina all’università di Londra e mi trasferii a Netley per seguire il corso prescritto per i medici militari. Completati i miei studi a Netley, fui destinato al Quinto Reggimento Fucilieri Northumberland, in qualità di assistente chirurgo. […] La campagna fruttò onori e promozioni a molti, ma a me portò soltanto guai e disavventure." 

Inizia così Uno studio in rosso (Mondadori, traduzione di Alberto Tedeschi), prima apparizione del geniale e eccentrico investigatore Sherlock Holmes. Pubblicato nel 1887 ricevendo una tiepida accoglienza, il romanzo scritto da Sir Arthur Conan Doyle segna l’esordio di una delle figure più celebri della letteratura, la cui fama crebbe negli anni fino a oscurare quella del suo stesso creatore, il cui nome rimane irrimediabilmente legato al genere giallo, nonostante le eccezionali prove date in altri campi come il fantasy, la fantascienza oltre ovviamente al romanzo d’avventura.

Uno studio in rosso, così come tutti e quattro i romanzi e quasi tutte le raccolte di racconti che narrano le avventure del detective inglese, è scritto in prima persona dal dottor John H. Watson, come dichiara del resto la dicitura all’inizio del romanzo ("Dai ricordi del dottor John H. Watson, ex ufficiale medico dell’esercito britannico"), dapprima coinquilino al 221B di Baker Street e ben presto fedele compagno e amico, segnando l’inizio di una delle convivenze fra coinquilini più famose di sempre, punteggiata da eventi ben degni di apparire su note pagine dei social network.


Riprendendo alcune delle caratteristiche dell’investigatore Auguste Dupin, nato più di quarant'anni prima dalla penna di Edgar Allan Poe e apparso nel racconto I delitti della Rue Morgue, ritenuto il primo esempio di racconto giallo, Arthur Conan Doyle crea un personaggio estremamente complesso e interessante, dotato di straordinarie doti intellettive che gli permettono di accumulare un sapere straordinario in molti campi, quali chimica, botanica, anatomia, musica e allo stesso tempo lacune immense su argomenti assolutamente ordinari.

Il suo zelo per certi studi era straordinario, e il suo sapere, entro certi limiti, era talmente vasto e profondo che spesso mi sbalordiva con le sue osservazioni. […] La sua ignoranza era notevole quanto la sua cultura. In fatto di letteratura contemporanea, di filosofia e di politica, sembrava che Holmes sapesse poco o nulla. […] Ma la mia meraviglia giunse al colmo quando scoprii casualmente che ignorava la teoria di Copernico nonché la composizione del sistema solare. Il fatto che un essere civile, in questo nostro diciannovesimo secolo, non sapesse che la terra gira attorno al sole mi pareva così straordinario che stentavo a capacitarmene.”

In realtà, le effettive capacità e conoscenze di Holmes varieranno e si amplieranno nelle opere successive, quando il personaggio diventerà sempre più approfondito e caratterizzato. Anche la sua tossicodipendenza, nel primo romanzo solo accennata e respinta dallo stesso Watson come una impressione infondata, diventerà poi un tratto importante nella personalità dell’investigatore. Nel corso degli anni, nei romanzi e nei racconti anche la famiglia di Sherlock inizierà a crescere, nonostante le informazioni sugli anni precedenti all’incontro con Watson rimarranno sempre piuttosto scarse. Le notizie sui genitori sono estremamente poche e l’unico parente conosciuto, almeno nei romanzi e nei racconti originali, è il fratello maggiore Mycroft, dotato per stessa ammissione di Sherlock di doti deduttive e intellettuali ben maggiori delle sue, ma affetto da grande indolenza e scarso senso pratico, nonostante il governo britannico gli affidi la risoluzione di alcune delle questioni più delicate. Anche l’interesse verso le donne, dapprima assolutamente respinto come distrazione inutile al pari di ogni altra emozione, inizierà a svegliarsi e finirà per travolgere anche il freddo e razionale Holmes quando questi incontrerà Irene Adler. Sulla loro relazione, prettamente platonica e intellettuale nelle pagine di Conan Doyle, sono state scritte numerose storie con diverse reinterpretazioni e derive.

Nonostante la prima apparizione del detective nel 1887 non avesse riscosso immediato successo, la fama del personaggio crebbe negli anni successivi e i racconti di Conan Doyle con Holmes come protagonista divennero arcinoti. Così, lo scrittore per potersi dedicare ai suoi altri romanzi decise di terminare le storie del detective, facendolo morire assieme alla sua nemesi, il professor James Moriarty, in una grandiosa lotta presso le cascate Reichenbach narrata nel racconto L’ultima avventura del 1893 e incluso nella raccolta Le memorie di Sherlock Holmes. Tuttavia, la pressione del pubblico è tale che lo scrittore resiste solo otto anni, dopo i quali scrive e pubblica fra il 1901 e il 1902 il romanzo Il mastino dei Baskerville, ove si narrano eventi avvenuti implicitamente prima della morte del detective. Solo nel 1903 Conan Doyle si deciderà a far riapparire Sherlock Holmes vivo, il quale spiegherà a uno stupito Watson i motivi che lo hanno spinto a fingere la propria morte, per ingannare i suoi numerosi nemici.

L’ultima raccolta di racconti con protagonista Holmes verrà pubblicata nel 1927, tre anni prima della morte del suo creatore.

Dalla sua prima apparizione a oggi, Sherlock Holmes è stato uno dei personaggi di finzione che ha conosciuto il maggior numero di vite, indossando - da abile trasformista qual è - mille maschere e travestimenti diversi. Dai fumetti ai giochi. Dai numerosi adattamenti per il cinema, il teatro, la radio e la televisione delle opere originali, alle storie apocrife di altri autori: racconti, romanzi e persino serie di libri con vari personaggi delle opere originali o completamente inventati come la serie per ragazzi di Nancy Springer con protagonista la giovane sorella minore di Sherlock, Enola Holmes, presto interpretata da Millie Bobby Brown nel franchise cinematografico. Fino alle reinterpretazioni in chiave moderna per la televisione, basti citare Elementary ambientato a New York dove Holmes si è trasferito per allontanarsi dalla famiglia e in particolare dal potente e moralmente ambiguo padre. Dove Watson non è più John ma Joan, interpretata da Lucy Liu, e che prima di diventare amica di Sherlock Holmes viene assunta per assicurarsi che l'investigatore non ricada nella dipendenza da eroina. Dove Irene Adler e James Moriarty (o meglio Jamie) sono la stessa persona, nemesi del detective e grande amore perduto.


E ovviamente Sherlock, serie BBC con Benedict Cumberbatch e Martin Freeman. Ma anche film sull’infanzia di Holmes, come Piramide di paura diretto da Berry Levinson e prodotto da Steven Spielberg, e film su Holmes ormai anziano, come il più recente Mr. Holmes con Ian McKellen, o ancora pellicole più vicine al canone di Conan Doyle, almeno per ambientazione, ma con un taglio decisamente più pop come i due film diretti da Guy Ritchie con Robert Downey Jr. e Jude Law, che probabilmente ai fedelissimi del detective avranno fatto storcere il naso e forse non solo quello. Per non citare certo tutti i numerosi personaggi più o meno ispirati alla figura di Sherlock Holmes, spesso nulla più di sbiaditi epigoni altre volte degni successori come il grande Hercule Poirot. Fino a versioni in chiave ironica e parodica, come il film di prossima uscita scritto e diretto da Ethan Coen con Will Ferrell e John C. Reilly rispettivamente nei ruoli di Sherlock Holmes e John Watson. 


A oltre novant’anni dalla sua ultima apparizione ufficiale, Sherlock Holmes non accenna a volersi ritirare dalle scene. Continua a emozionare e tenere col fiato sospeso legioni di appassionati e non solo , grazie alle brillanti deduzioni e a casi estremamente complessi, alla buona dose di azione, all’arguzia dei suoi personaggi e al loro fascino e all’aplomb tipicamente inglesi. 

I suoi insegnamenti vengono tramandati da migliaia di altri investigatori, al cinema, in televisione, a teatro, alla radio e fra le pagine di libri e fumetti di tutto il mondo.

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