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Never-Ending Miyazaki. Un artista senza fine.

Raccontiamo del documentario

Era il 2013 quando il regista giapponese Miyazaki Hayao annunciava il suo ritiro.
La sua carriera è iniziata a cavallo tra la fine degli anni '60 e gli inizi dei '70, fino ad arrivare ad essere un artista di cui il mondo non può fare a meno, quando si parla di film d'animazione.
Le sue opere hanno vinto tanti di quei premi che se dovessimo cominciare ad elencarli  probabilmente riempiremmo l'articolo senza dover aggiungere altro.
La filmografia dello Studio Ghibli, studio di animazione creato insieme al collega e amicoTakahata Isao, conta numerosi capolavori tra lungometraggi e corti, ognuno dei quali curato nei minimi particolari dall'animazione alle musiche. Nulla è stato lasciato al caso.

Visto il calibro del personaggio già nel 2013 era uscito nelle sale un primo documentario di Sunada Mami, Il regno dei sogni e della follia ( 夢と狂気の王国 ), dedicato allo Studio Ghibli e ai suoi fondatori.
Dalle riprese ne è emerso un Miyazaki un po' cinico, molto puntiglioso e severo sia con se stesso sia con i suoi collaboratori.
Un Miyazaki che vediamo anche nel nuovo documentario uscito in Giappone nel 2016 e che verrà proiettato nelle sale italiane il 14 novembre di quest'anno.

Never Ending Man. Hayao Miyazaki (終わらない人 宮崎駿 ) ci mostra un uomo di una certa età che non riesce a rassegnarsi alla calma e alla tranquillità della “pensione”.
Lo vediamo sorridere ma si capisce che dentro di lui ha luogo una costante tempesta, creata dal desiderio irresistibile di ricominciare a disegnare.
Arakawa Kaku, regista del film prodotto da NHK, riprende la sofferenza del regista giapponese mentre lotta con se stesso diviso tra il desiderio di ricominciare e le evidenti difficoltà fisiche dovute all'età.
Perchè a 75 anni, sottoporsi agli sforzi che richiede creare un intero lungometraggio, tutto disegnato a mano, non è una cosa da prendere alla leggera.

Così, in questo documentario, volutamente rozzo e di impronta amatoriale, sentiamo la frustrazione, il desiderio, la forza e la stanchezza di un maestro dell'animazione che non può e non vuole stare lontano dal processo creativo.
Approccia la computer grafica nella speranza di poter trovare un certo aiuto, un sollievo, per poi scoprire che in realtà non riesce a dargli ciò che stava cercando. 
Quindi la sfida e cerca di piegarla al suo volere, perchè nulla può sostituire la matita.... se il tuo nome è Miyazaki Hayao.



Con un po' di malinconia, tra le dichiarazioni lasciate durante le riprese, si accorge e ammette di “fagocitare” i suoi stessi collaboratori.
Il peso di ciò che è, di ciò che fa, è tale che nonostante lui cerchi di aiutarli a crescere, ad un certo punto non può fare a meno di divorarli. E questo lo fa evidentemente soffrire.

Insegue l'imperfezione della vita e lo fa con un desiderio quasi maniacale che ogni cosa sia perfettamente imperfetta.
Una frase che ci è rimasta impressa è: “Tu stai disegnando dei personaggi. Non va bene. Tu devi disegnare delle persone!”.
Ed è proprio per questo, probabilmente, che i suoi film sono così amati e apprezzati in tutto il mondo, nonostante le differenze culturali.

È un film che vale la pena vedere per comprendere meglio un uomo chimato “artista” e “genio”.
Con la sua sigaretta stretta sempre fra le labbra così come ha sempre una matita stretta tra le dita.

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