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Assassin's Creed Origins: ritorno al passato

Ritorniamo nel passato con questo nuovo capitolo di Assassin's Creed. Ubisoft sarà riuscita a riportare la saga ai fasti di un tempo?

La serie di Assassin’s Creed, nel bene e nel male, è una di quelle saghe che ha fatto la storia recente (nemmeno troppo, dato che sono ormai 10 anni dal primo capitolo) del mondo dei videogiochi. Purtroppo, negli ultimi anni la fama costruita con fatica agli inizi è andata pian piano scemando, dopo diversi capitoli non troppo riusciti. La storia principale si è un po’ arenata e a livello di gameplay ormai le meccaniche, troppo fedeli a loro stesse, sapevano eccessivamente di già visto. Ubisoft ha capito che non si poteva continuare così, sfruttando un nome importante che rischiava di decadere; ha dunque preferito prendersi una pausa di riflessione di due anni, spezzando l’uscita annuale di un nuovo capitolo, così da poter analizzare e rinnovare quest’importante saga. Il risultato è una rinascita del titolo sotto molti aspetti, un ritorno alle origini ambientato nell’Antico Egitto dei tempi di Cleopatra e Cesare, incorniciato dagli scorci desertici di una delle epoche più antiche esplorate da questa serie. Sarà dunque riuscito il nuovo Assassin’s Creed Origins a farci riassaporare sensazioni che non provavamo dai tempi della riuscitissima saga di Ezio Auditore?

Partiamo dalla trama. Inquadrare la storia di Origins non è così semplice, dato che un fattore importante è la cornice in cui è posta, una splendida cornice fatta di maestosi paesaggi e di un mondo vivo e coinvolgente, che aggiunge valore alle vicende narrate, seppur non sia strettamente interconnesso a queste. La storia narra della nascita dell’ordine degli Assassini ed è principalmente una storia di vendetta, raccontata bene ma senza eccellere, senza dubbio comunque superiore a quanto visto negli ultimi capitoli. Il protagonista è Bayek, Medjay del faraone, una sorta di sceriffo dell’Antico Egitto, il cui scopo è vendicarsi di una setta segreta, l’Ordine degli Antichi, per la morte del figlio. Quest’ordine mira a controllare il regno egiziano nell’ombra. Fra gli alleati di Bayek c’è la moglie Aya, anche lei agguerrita combattente pronta a difendere il regno e a vendicarsi per la perdita del suo unico bambino. Abbiamo trovato sia Bayek che Aya molto ben caratterizzati, specialmente Aya, che ha una marcia in più rispetto al protagonista maschile, grazie alle sfaccettature caratteriali che di lei ci vengono mostrate nella storia principale e anche in diverse attività secondarie. Sicuramente la coppia resterà nel cuore di molti fan proprio come era successo per Altair ed Ezio.



Il titolo ha anche una trama ambientata nel presente, di cui non vogliamo rivelarvi nulla nello specifico. Diremo solo che questa parte non riesce a risultare importante quanto lo erano le vicende di Desmond, ma è sicuramente un passo in avanti rispetto agli ultimi titoli, in cui il mondo contemporaneo era quasi totalmente assente. In definitiva, l’aspetto narrativo è promosso; si son fatti passi in avanti rispetto al passato, ma ci sono ancora ampi margini di miglioramento.

Dal punto di vista prettamente ludico, Assassin’s Creed Origins è cambiato in diversi modi. Il punto più alto di questa produzione, quello che ci ha saputi conquistare, è la fase esplorativa. Origins ha la mappa più vasta, ricca e anche meglio curata dell’intera saga. L’antico Egitto prende vita fra deserti e laghi, caverne e città maestose, tutte differenti l’una dall’altra. Ogni scorcio che vedrete è degno di essere immortalato in una cartolina e vi verrà naturale abusare della modalità foto. Il mondo di gioco risulta meno artificiale rispetto al passato, con PNG che vivranno le loro vite indipendentemente da voi; vedrete gli abitanti svolgere le proprie mansioni durante il giorno e tornare nelle loro abitazioni durante la notte e gli animali cacciare e lottare fra di loro. La percezione che si ha è totalmente diversa rispetto al passato della serie, vi sentirete interamente immersi nel mondo egiziano antico, che amerete esplorare in lungo e in largo. La chiara fonte di ispirazione per Ubisoft è quel capolavoro di Witcher 3, indubbiamente il titolo da battere per quanto riguarda gli open world. L’intera mappa dell’Egitto sarà divisa in zone, ognuna con un differente livello consigliato. Se troppo bassi di livello, verremo infatti massacrati senza pietà dai nemici, proprio come succedeva con Geralt. Le influenze del titolo di CD Projekt Red non si limitano semplicemente alla struttura del mondo di gioco.



Il Combat System è cambiato radicalmente, abbandonando quel sistema dinamico e contestuale che alla lunga diveniva troppo ripetitivo. Questa nuova versione si rifà molto proprio a Witcher 3, con una spruzzatina di Dark Souls. Potremo equipaggiare due armi corpo a corpo, intercambiabili con la pressione di un tasto, e due archi più uno scudo. Le armi corpo a corpo variano da semplici spade a lance, mazze, asce ecc. Ogni arma ha un suo moveset specifico e una mossa speciale attivabile una volta riempita l’apposita barra, gli effetti di queste mosse varieranno a seconda della tipologia di armamento, passando da un potenziamento di forza e velocità fino a un attacco imparabile che garantisce l’uccisione di un nemico. Lo scudo sarà fondamentale per difendersi e con esso, se usato al momento giusto, potremo interrompere gli attacchi avversari e usare contrattacchi micidiali, un po' come succedeva nella serie di From Software. La schivata è molto più veloce che in passato, permettendoci di muoverci rapidamente e di coprire i punti ciechi degli avversari.
Gli archi
saranno di molteplici tipologie, ognuna con un tipo di attacco diverso. Ad esempio, l’arco da caccia avrà un funzionamento classico, l’arco corto sparerà a ripetizione sulla breve distanza, l’arco da guerra lancerà diverse frecce in una sola volta e l’arco da predatore sarà una sorta di fucile da cecchino dell’antichità, con la possibilità di avere frecce guidate da noi in prima persona una volta sbloccata l’apposita abilità. Il nuovo combat system risulta più divertente che in passato, garantendo alle fasi di lotta una maggior varietà e profondità; c’è però da dire che non eccelle se paragonato con molti altri concorrenti, risultando alla lunga troppo semplice seppur non stancando quasi mai in tutto il gioco. Nota di merito per aver inserito finalmente i livelli di difficoltà, dato che l’IA nemica continua a non brillare troppo per quanto riguarda tattiche di guerra. Bella l’aggiunta dell’aquila Senu, usata per studiare la situazione dall’alto e individuare i nemici (con la possibilità anche di distrarli) o gli obiettivi.



Altro aspetto che per fortuna prende molto dal già citato ultimo capitolo delle avventure di Geralt di Rivia sono le quest secondarie. Finalmente non avremo più quest messe lì solo per aumentare le ore di gioco con semplici e ripetitivi compiti, ma ogni side quest avrà una sua storia che la renderà più intrigante e appetibile da svolgere, dato che molte di esse sono anche ben riuscite a livello narrativo. Certo non c’è la profondità delle quest di The Witcher, dove, nei dialoghi, era possibile fare scelte da cui dipendeva l’esito, ma essendo AC più impostato sull’azione potremo invece decidere il modo di terminare la missione che più si adatta al nostro stile. Spesso infatti ci capiterà di dover uccidere degli obiettivi, e potremo farlo in diversi modi, assaltandoli direttamente, pianificando una tattica tramite Senu così da colpire i loro punti deboli o puramente in modalità stealth. Apriamo una parentesi per quest’ultima modalità, che troviamo sia l’unica a non aver subito miglioramenti rispetto al passato, ma che, anzi, è stata molto semplificata, riducendosi a un semplice nascondersi fra i cespugli per il 90% del tempo. Un vero peccato, dato che in un gioco in cui l’assassinio silenzioso è un fattore portante non è presente un approccio stealth degno di questo nome. Insomma, le quest secondarie ben si integrano nel contesto e riescono a coinvolgere il giocatore molto più che in passato, specialmente alcune, davvero ben fatte, come le corse delle bighe o le battaglie dei gladiatori.



Oltre alle quest secondarie, il mondo sarà pieno di luoghi da esplorare, fra caverne, accampamenti dei banditi, cittadine e molto altro. Finalmente non dovremo più preoccuparci di collezionabili inutili ai fini del gioco, come le odiate piume e incarnazioni successive, qui totalmente assenti e sostituite da compiti molto meno noiosi e più stimolanti, come la ricerca delle costellazioni, di alcuni eremiti o gli indovinelli trovati dentro alcuni papiri. Oltre che dare delle ricompense più sostanziose, queste ricerche propongono delle meccaniche più raffinate rispetto alla semplice collezione di oggetti fini a sé stessi, inoltre non ci saranno mai centinaia di cose da trovare, ma, in totale, saranno molto poche. La mappa di gioco è davvero enorme e piena di segreti; ci vorranno una sessantina e passa di ore per completare il titolo al 100%.

A fare da contorno a tutto questo troveremo un nuovo sistema di progressione a livelli, su cui si baserà anche il nostro equipaggiamento. Durante l’avventura troveremo diverse armi e scudi, con livelli e abilità differenti, definiti da un immancabile sistema di rarità dove il colore oro marchia i pezzi più pregiati. Ogni arma o scudo potrà essere potenziata dai fabbri, mentre alcuni accessori indossati da Bayek, come i bracciali, saranno potenziabili tramite l’utilizzo di pelli di animali, metalli e altri oggetti, tutti reperibili nella mappa di gioco. Questi serviranno per incrementare i danni e la salute. Salendo di livello guadagneremo anche punti abilità spendibili in tre rami dedicati al nostro stile di gioco, ovvero cacciatore, guerriero o veggente. Queste abilità potranno donarci nuovi attacchi o nuovi strumenti da utilizzare contro gli avversari, come i dardi soporiferi o velenosi, oppure nuove capacità come la possibilità di addomesticare gli animali selvatici in modo che diventino nostri alleati. Il sistema nel suo complesso funziona bene, permettendoci di adattare le abilità al nostro stile di gioco preferito.



Dal punto di vista tecnico Assassin’s Creed Origins gode di una componente grafica superba, enfatizzata da una direzione artistica davvero ispirata, che fa del gioco uno degli open world meglio riusciti a livello visivo. La maestosità di alcuni scenari o di alcuni monumenti, unita all’ottimo level design, vi lascerà a bocca aperta. Ogni area del mondo è poi ben caratterizzata, nonostante l’Egitto sia conosciuto per essere una regione composta prevalentemente dal deserto. Davvero tanto di cappello a Ubisoft Montreal. I movimenti del protagonista sono fluidi e ben animati, facendo perdonare qualche sbavatura o qualche piccolo bug trovato in giro, che comunque non inficia minimamente l’esperienza di gioco. Alcuni modelli dei PNG meno importanti sono un po’ sottotono, ma c’era da aspettarselo data la mole di contenuti in movimento, mentre l’unica grande pecca è l’IA nemica, ancora troppo facile da raggirare sia in combattimento che in stealth.
Anche il comparto sonoro è notevole, con delle musiche di sottofondo ispirate e varie. Il doppiaggio è ottimo in versione originale e si difende bene anche in italiano, dove si sente qualche problema solo nelle voci dei personaggi secondari.
Peccato per la piaga delle microtransazioni che sta affliggendo molte produzioni e che sono presenti anche qui. In realtà non saranno fondamentali, a meno che non vogliate risparmiare tempo nella ricerca di denaro o equipaggiamento più potente.

In definitiva Assassin’s Creed Origins è un’ottima ripartenza per la saga di Ubisoft, che riesce a convincerci sia a livello narrativo che a livello di gameplay. Certo questo nuovo inizio non è esente da difetti, dovuti forse anche all’introduzione di tante novità che il team di Ubisoft Montreal ha dovuto imparare a sfruttare durante lo sviluppo, ma il risultato ci ha convinti e siamo sicuri che la saga abbia imboccato il sentiero giusto per il futuro, sperando che anche per i prossimi capitoli si dia maggiore importanza alla qualità senza l’obbligo di far uscire un titolo all’anno.

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