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Hippocras Commendae

Il medioevo in un bicchiere

Ammettiamolo: in Orgoglio Nerd ci piace bere. Non si spiegherebbero altrimenti molte delle nostre bislacche iniziative (qualcuno ha detto maratona di Fantaghirò?), né quel bel colorito rubizzo che valorizza le gote di molti di noi quando ci incontrate nelle fiere.

Certo, bisogna saper bere. Lungi da noi dimostrare una debolezza di spirito (pun intended) tale da lasciare che l’alcol ci obnubili i sensi, annebbi la nostra mente e ci conduca alla perdizione! Come già la saggezza del passato ci testimonia, bacco, tabacco e venere riducon l’uomo in cenere.

Bere bene, dicevamo. Cioè bere consapevolmente, non trangugiare le peggiori brode seguendo solamente i criteri dell’economicità e della gradazione alcolica, bensì discriminare, selezionare, informarsi, perché l’obbiettivo di una bevuta non deve mai essere ubriacarsi, ma godersi il momento, il sapore e la storia di ciò che si beve.


C’è un gusto tutto particolare nel sapere qualcosa della storia del proprio drink, fossero anche solo degli aneddoti buoni da raccontare mentre si beve in compagnia (perché si beve sempre in compagnia!).

C’è un gusto tutto particolare, ad esempio, nel sapere che la birra trappista che avete di fronte può provenire soltanto da undici monasteri in tutto il mondo, e che l’ordine dei cistercensi di stretta osservanza (ovvero i monaci trappisti, appunto) si chiamano così perché osservano una regola particolarmente ferrea, che fra le altre cose proibisce il consumo di alcol.


C’è un gusto tutto particolare nel conoscere la storia dell’assenzio e dei grandi bevitori della fataverde, e di come in Francia sia possibile consumarlo legalmente solo se non si utilizza il termine esplicito “assenzio” ma si ricorre ad eufemismi come “bevanda a base di”.

E c’è un gusto tutto particolare nello stappare una bottiglia di ippocrasso, il vino speziato diorigine medievale, e saper raccontare tutto della sua storia, della sua evoluzione, delle molte ricette e dei dettagli della sua produzione.

Proprio per poter aggiungere questa freccia alla nostra faretra di competenze alcoliche ci siamo messi in viaggio per Genova, dove ci siamo fatti invitare da Angelica e Paolo nel laboratorio dove hanno la loro produzione di vino ippocratico e dove ci siamo fatti raccontare tantissimi aneddoti interessanti.

Il risultato si è tradotto, oltre che in una copiosissima fornitura di bottiglie di vino per la redazione, che sta diventando sempre meno copiosa a ritmi preoccupanti, in una chiacchierata che abbiamo mandato a video e che vi proponiamo nel video qui sopra.

Le prime ricette per preparare questo vino risalgono al XIII secolo, anche se il nome è successivo. Non c’è certezza sul motivo per cui l’ippocrasso si chiama così, ma verosimilmente sono le sue doti medicinali ad aver evocato un collegamento con il medico Ippocrate dell’antichità. Effettivamente il vino veniva anche utilizzato, caldo, come rimedio per molte malattie, oltre che, freddo, come digestivo o aperitivo.


L’ippocrasso è un vino rosso molto zuccherato, generalmente per mezzo del miele, a cui vengono aggiunte diverse spezie, come cannella e zenzero, ed altre erbe aromatiche. Il tutto fornisce un risultato tremendamente gustoso e particolare, ma in origine questo procedimento aveva delle finalità molto più pratiche: aiutare nella conservazione, un problema pressante nel medioevo, e mascherare il pessimo sapore che il vino doveva avere, a causa della scarsa qualità dei vigneti e di ossidazione e invecchiamento.

Naturalmente in epoca medievale le ricette per la produzione dell’ippocrasso erano centinaia: in ogni luogo c’erano a disposizione uve, mieli e spezie differenti. E oggi? Oggi, pure! Ogni produttore ha una sua filosofia, una sua idea, ingredienti e procedure differenti. Angelica e Paolo ci hanno spiegato la loro, quella che sta alla base del loro Hippocras Commendae, a cui sono arrivati dopo vent’anni di sperimentazione: un Barbera d’Asti come base, in ossequio alle origini di Paolo e alle caratteristiche del vino, una selezione molto ristretta di spezie: cannella, zenzero e galanga, e come dolcificante lo zucchero al posto del miele.


Possiamo testimoniare che sono stati vent’anni molto, molto ben spesi, perché l’HippocrasCommendae è veramente delizioso, tanto da essere stato adottato come “vino ufficiale” sia da Feudalesimo e Libertà che dai Nanowar of Steel!


La redazione di Orgoglio Nerd è costantemente on the road e alla ricerca di luoghi curiosi, nascosti, da scoprire e raccontare. Se il buon bere, il medioevo o il mondo della rievocazione storica suscitano il vostro interesse, vi consigliamo vivamente di passare da Genova per una stretta di mano e una chiacchierata con Angelica e Paolo, magari con un buon bicchiere di ippocrasso e qualche cantuccio, o cioccolatino... (sempre di loro produzione!).


Ci fa piacere segnalarvi anche il loro sito, su cui potrete trovare ulteriori informazioni sulla storia del vino ippocratico e, naturalmente, il negozio dove rifornirvi! 

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