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Venezia 74: il razzismo, gli ultimi e la famiglia

Tanti i temi ricorrenti in questo Festival del Cinema, cosa ci dicono della società odierna? E cosa significa la vittoria di Del Toro?

Siamo giunti alla fine del percorso. Dopo poco meno di due settimane intense, piene di proiezioni, discussioni, speculazioni e pronostici, poche ore fa si è conclusa ufficialmente la 74° edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. A portarsi a casa il Leone d'Oro è stato Guillermo Del Toro con The Shape of Water, che ha conquistato tutti sin dai primi giorni del Festival, e in molti stanno discutendo di come questo sia un segnale importante per un Festival che troppo spesso appare troppo lontano dai gusti del pubblico, troppo snob, troppo orientato all'auto-celebrazione. Forse è vero, ma non traiamo conclusioni affrettate.

Innanzitutto, se è vero che il film di Del Toro ha sicuramente maggiore appeal per il grande pubblico rispetto, ad esempio, al vincitore dello scorso anno Ang babaeng humayo, non significa automaticamente che sia un'opera lontanissima da quelle tipicamente celebrate a queste manifestazioni. "Il Leone d'Oro è andato al cinema di genere" starà titolando qualcuno, ma è un cinema di genere che contiene una (bellissima, sottolineiamolo) sequenza di quattro minuti di puro e semplice omaggio all'età d'oro di Hollywood, che celebra il cinema in ogni sua forma e si prende il tempo per virtuosismi tecnici. 

Secondariamente, l'immagine del Festival come un mondo con la puzza sotto il naso, che ammette e premia solamente film irricevibili, ha fatto ormai il suo tempo. La selezione in concorso a questa edizione comprendeva diverse pellicole adatte al grande pubblico: non solo The Shape of Water, ma anche il film d'apertura Downisizing, l'apprezzatissimo Three Billboards outside Ebbing. Missouri o l'originalissimo Ammore e Malavita, giusto per citarne alcune e senza tener conto dei fuori concorso. Il Festival è un piccolo mondo dove si ritrovano appassionati di ogni tipo ed ognuno può trovare "pane per i propri denti".



Anche per questo, è interessante leggere come ci siano diversi temi che ricorrono trasversalmente nei film di questa edizione. A partire dal razzismo e in generale il rapporto con il diverso, tema particolarmente caldo a poche settimane dagli eventi di Charlottesville. È evidente come gli sviluppi recenti della politica statunitense e ovviamente la controversa figura di Donald Trump abbiano avuto una forte influenza in questo, così come per i catastrofici riferimenti al riscaldamento globale di Downsizing e First Reformed. Principe, in questo senso, è il film diretto da George Clooney Suburbicon, smaccatamente anti-Trump nel suo riprodurre scene di violenza razziale e discriminazione nell'America degli anni '50, fin troppo simili a quelle degli ultimi mesi.

Strettamente legato al razzismo, ma con comunque una propria identità è il tema degli ultimi, dei dimenticati, degli emarginati. Centrale ovviamente nel Leone d'Oro The Shape of Water, dove ogni personaggio è a modo suo un "unico", che fatica a trovare il proprio posto nella società, a partire dai due protagonisti Elisa e la creatura, ma non solo. Una prospettiva diversa, ma sempre correlata, è quella che offre Paolo Virzì nel suo The Leisure Seeker, con Donald Sutherland ed Helen Mirren alle prese con un mondo che non è più il loro, con il quale faticano a volte a rapportarsi.

Ma quello che davvero ritroviamo nel film di Virzì è il tema che più di tutti è stato trattato in questo Festival, vero e proprio fil rouge che attraversa in maniera differente quasi tutte le pellicole in concorso: la famiglia. Il giovane Charley di Lean on Pete viaggia per chilometri alla ricerca dell'ultimo frammento rimastogli, i rapporti familiari e la difficile reazione alla morte di un parente sono al centro del vincitore del Gran Premio della Giuria Foxtrot, per non parlare della curiosa versione di nucleo familiare che viene a formarsi in The Shape of Water o dall'altra parte, la complessa e tormentata vicenda su cui è incentrato Una famiglia di Sebastiano Riso o, ancora, l'intera storia di Three Billboards outside Ebbing, Missouri costruita in gran parte su diversi rapporti genitori-figli e, infine, non si può citare la disturbante prospettiva dipinta dal controverso mother! di Darren Aronofsky. Praticamente ogni pellicola presentata in questa 74° edizione racconta un punto di vista, una visione diversa della famiglia.

Non possiamo ovviamente sapere quale sia la ragione per cui così tanti cineasti abbiano deciso di focalizzarsi o semplicemente affrontare questo tema. Possiamo lanciare qualche idea, considerare gli ultimi sviluppi della società, riflettere su quanto sia uno dei cardini della letteratura dalla sua nascita e intavolare lunghe discussioni senza mai arrivare alla risposta giusta, semplicemente perché non c'è o meglio, ce ne sono infinite. Ma alla fine il compito della settima arte è anche questo, oltre ad intrattenere: stimolare lo spettatore a una riflessione, che lo faccia crescere ed evolvere. E in questo senso, non c'è dubbio che questa Venezia 74 sia stato un grande, grande successo.

In chiusura, qualche considerazione personale sull'evento in sé. Si è trattata di una esperienza, unica e indimenticabile, di completa immersione in un mondo di appassionati, dove si poteva respirare cinema ad ogni angolo. Entrare in una sala cinematografica è sempre emozionante e poterlo fare quattro, cinque volte ogni giorno per poi ritrovarsi a discutere animatamente con amici e colleghi o andare a incontrare il divo che hai appena visto sullo schermo regala sensazioni che lasciano davvero il segno. Insomma, noi stiamo già prenotando l'alloggio per la 75° Edizione e speriamo vivamente di trovare anche qualcuno di voi!

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