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Wonder Woman: il segno della frusta

Abbiamo visto in anteprima il film dedicato alla principessa amazzone

Dopo l'apparizione in Batman Vs Superman: Dawn of Justice, Diana Prince ritorna in un film a lei interamente dedicato, un lungo flashback in cui scoprire i segreti legati al passato della principessa amazzone. 
Guardando l'immagine che ritrae Wonder Woman durante la Prima Guerra Mondiale, l'eroina si lascia trascinare nei ricordi della sua prima avventura, un racconto che come lei stessa ammetterà, cambiò per sempre la sua concezione del mondo. Noi rimaniamo ad ascoltare, curiosi e speranzosi, mentre un lazo dorato ci cinge il polso. 
Niente paura, nessuna menzogna sarà pronunciata dalle nostre labbra. 

Wonder Woman è un film che si pone l'obiettivo di presentare il personaggio a chi ancora non lo conosce, fallendo nel creare interesse nel resto della platea. Basta aver letto solo qualche racconto con protagonista l'amazzone per anticipare la maggior parte dei colpi di scena, partendo sin dalle sue origini. 
Diana viene introdotta come una donna forte e idealista, determinata ad aiutare il genere umano non appena le viene offerta l'occasione, sebbene la giovinezza passata sull'Isola Themyscira la faccia apparire come una ragazzina ingenua. Proprio su questa caratteristica si giocherà la maggior parte della comicità presente, assecondando il gusto odierno del pubblico, prendendo le distanze dai toni cupi dei suoi predecessori.



Gli oltre 140 minuti della pellicola scorrono abbastanza naturalmente, nonostante siano presenti diverse scene superflue che avrebbero facilmente arricchito l'edizione home video, ma durante tutta la visione rimaniamo nella vana attesa di un guizzo, un momento di pathos che sappia farci sobbalzare sulla poltrona. 
Non è sufficiente il tema sonoro principale, già apprezzato in Batman Vs Superman, a sollevare le sorti di quella che si presenta a tutti gli effetti come una trama lineare e del tutto scontata, adeguatamente supportata da una disarmante banalità nei dialoghi.
Aggiungiamo inoltre che solamente Diana e Steve Trevor, spalla maschile fin da subito conscio del  ruolo di aiutante della protagonista, hanno una caratterizzazione degna di tale nome, relegando il resto del cast a semplici macchiette di cui persino i tratti peculiari vengono prontamente lasciati in disparte. 
Il film continua inoltre a soffrire della cronica malattia di molte pellicole di genere, l'assenza di un malvagio degno di questo nome: finalità e motivazioni del main villain non aggiungono nulla alla pellicola, che addirittura scade nello stucchevole durante quello che nella mente degli sceneggiatori avrebbe dovuto rappresentare l'epico scontro finale.

Le note positive arrivano dall'ottima interpretazione di Gal Gadot, meravigliosa e sempre elegante Wonder Woman, al cui fianco il resto del cast non può che rimanere sbigottito.  
Letale nelle scene d'azione tanto quanto motivata ad ispirare il genere umano, Wonder Woman rappresenta a pieno lo spirito dell'eroe nella concezione più classica del termine: spinta ad ergersi a difesa dei più deboli quando nessun altro è disposto a farlo e incurante dei pericoli che potrebbero accaderle durante le proprie azioni. Solo così sarà in grado di instillare fiducia ed ardore negli uomini proprio nel momento in cui tutto sembra perso. 
Buona anche la scelta di ambientare il film durante la Prima Guerra Mondiale, ancora oggi ricordata come Grande Guerra per l'impatto che ebbe sull'intera popolazione globale e per l'intuizione di utilizzare il gas come arma di sterminio di massa. 
Deludono invece i combattimenti con protagonista l'esercito tedesco, più somigliante ad un gruppo di sbandati disorganizzati piuttosto che una fra le principali nazioni fautrici del conflitto.



Wonder Woman poteva e doveva essere qualcosa di più, un film acclamato per i suoi valori femministi, quasi del tutto assenti relegati a qualche sporadica battuta, e per la fiducia che avrebbe dovuto infondere nei fan DC. Usciti dalla sala continuerete a ripensare a tutto ciò che questa pellicola avrebbe potuto rappresentare se solo si fosse osato un po' di più, agendo senza pensare alle conseguenze proprio come Diana. 
Il lazo ci libera dalla sua presa e non sentiamo dolore, solo il rumore delle nostre speranze infrante.

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