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Stramilano, Fidippide e gli invasori Persiani: un po' di storia!

In occasione della Stramilano ripassiamo un po' di storia greca!

Questo fine settimana c’è la Stramilano!
Cos’è la Stramilano? Ma dai, che lo sapete. La Stramilano è la maratona di Milano, corsa annualmente da agonisti e non, corridori e non, perissodattili e non. Se siete agonisti potreste volervi cimentare nel percorso “serio”, lungo 21 chilometri, che tecnicamente è una “mezza maratona”. Altrimenti potreste seguire il Rinoceronte, Furibionda e un imprecisato sottoinsieme della redazione di Orgoglio Nerd e scegliere il percorso più breve, di 10 chilometri, da correre (o camminare, o rantolare) in maniera più rilassata, sapendo che non avete niente da perdere o da vincere.
Ora, il motivo per cui la Stramilano è una mezza maratona è facile da intuire: la lunghezza del percorso è esattamente la metà di quello della maratona, che è di 42 chilometri. Più precisamente, 42,195 chilometri. Più interessante è il motivo per cui il percorso della maratona ha questa lunghezza così specifica e così poco regolare. 

Per raccontarvi perché dovremo fare un piccolo salto indietro nel tempo, fino al IX secolo avanti Cristo, ovvero fino al finire del cosiddetto “medioevo ellenico”, il periodo che seguì il collasso della civiltà Micenea. Dal IX secolo in avanti una nuova civiltà, quella ellenica, si fece largo sulle macerie della precedente, ricominciò a scrivere documenti e ad avere una solida crescita economica e demografica. La Grecia non è proprio quello che si dice una terra accogliente, se non altro perché di terra in grado di accogliere insediamenti umani ce n’è ben poca, fra montagne a ridosso del mare e tantissime isole ben poco spaziose. Proprio per questo motivo i greci iniziarono fin da subito ad espandere i propri confini, viaggiando alla ricerca di terre libere e fertili in grado di ospitarli. Ecco perché possiamo trovare templi greci dalla Turchia alla Spagna. 
Le colonie greche erano poleis indipendenti, esattamente come quelle della madrepatria, ma tutte, in qualunque parte del mediterraneo fossero state fondate, condividevano la consapevolezza di appartenere a una cultura comune, quella greca: parlavano la stessa lingua, avevano gli stessi costumi, adoravano gli stessi dei. 
Facciamo un piccolo salto in avanti e arriviamo al VI secolo (sempre avanti Cristo!) in Asia Minore, l’attuale Turchia. Qui erano sorte diverse colonie greche: Mileto, Samo, Efeso e tante altre. Attorno al 540 a.C. queste città furono conquistate dal mastodontico Impero Persiano, che le affidò a governatori di cultura greca ma naturalmente nominati dal satrapo locale, che era un persiano. La situazione non poteva durare, infatti nel 499 a.C. molte delle città greche, guidate da Mileto, si ribellarono al giogo persiano, cacciarono i tiranni e istituirono regimi democratici. Il re della Persia, Dario I, indispettito ma non sorpreso (rivolte del genere avvenivano piuttosto di frequente nell’immenso territorio dell’Impero), inviò l’esercito per sottomettere i rivoltosi, i quali, sentendosi in pericolo, immediatamente chiesero aiuto alla madrepatria, contando proprio su quel legame culturale, etnico e politico di cui si parlava prima. 



Solo due poleis della madrepatria risposero all’appello, arrischiandosi a sfidare il potere persiano: Eretria ed Atene, le quali inviarono venticinque triremi verso la Ionia in aiuto delle colonie. Non andò affatto bene: i greci vennero debellati piuttosto velocemente, le città dell’Asia Minore furono nuovamente sottomesse, ma l’intervento di Eretria ed Atene non venne perdonato. Pare che Dario avesse incaricato un suo attendente di ricordargli il suo desiderio di vendetta verso la Grecia, ogni giorno prima di cena
Non sappiamo se l’aneddoto sia vero, anche se a riportarlo è Erodoto, ma quel che sappiamo è che l’Imperatore tradusse in fretta questo desiderio di vendetta in una massiccia campagna di invasione in Grecia, in particolare rivolta a punire Eretria ed Atene e insegnare agli impudenti greci che non c’era convenienza nello sfidare la Persia.
Lo sterminato esercito persiano sbarcò in Grecia e immediatamente attaccò e rase al suolo la città di Eretria. Dopodichè si imbarcò nuovamente per poi sbarcare nell’Attica, con l’intenzione di marciare verso Atene. L’esercito della polis intercettò i Persiani prima che questi arrivassero alla città, pur sapendo di disporre soltanto di una frazione delle forze nemiche, preferendo una battaglia in campo aperto ad un assedio. Questa battaglia si svolse sul finire dell’estate dell’anno 490 a.C. vicino alla città di Maratona, sulla costa della Grecia. Naturalmente non sappiamo i numeri precisi di quanti soldati ci fossero nei due schieramenti. Una stima prudente vuole fra gli 8000 e i 10000 soldati ateniesi (più un piccolo apporto dalla città di Platea) e fra i 20000 e i 40000 soldati persiani. Comunque si trattava di un plateale svantaggio numerico per lo schieramento di Atene, che si rendeva assolutamente conto che le probabilità di sopravvivenza erano scarse. Lo scopo della battaglia era di dare tempo all’esercito di Sparta, allertato del pericolo, di mobilitarsi e raggiungere i nemici. La vogliamo fare molto breve: mai ci fu previsione meno azzeccata. Grazie a un misto di superiore capacità tattica, superiore addestramento, superiore equipaggiamento e superiore motivazione, l’esercito ateniese inflisse una storica batosta all’Impero Persiano, tanto storica da fare nascere una serie lunghissima di leggende attorno a questa battaglia. Già pochi anni più tardi ad Atene circolava la voce che Atena stessa fosse scesa sul campo per scacciare gli invasori. E’ naturalmente un’esagerazione, ma dà l’idea dell’umiliazione inferta ai Persiani. Dario, ancora più livido, si ritirò dalla Grecia (avendo comunque sconfitto i ribelli in Asia Minore) e iniziò a meditare un’ulteriore vendetta, che verrà messa in atto dieci anni più tardi dal figlio Serse.
Va bene, e i 42 chilometri? Ci arriviamo. I 42 chilometri sono esattamente la distanza che separa la piana di Maratona dalla città di Atene. Leggenda vuole che un messaggero ateniese, Fidippide, se li fece tutti di corsa per avvisare gli ateniesi della vittoria. Arrivato in città fece in tempo ad esclamare “Abbiamo vinto!”, e poi morì per la stanchezza. La disciplina della maratona è lunga 42 chilometri proprio perché è una ricostruzione sportiva di questo evento leggendario. Ecco qui.

Fateci concludere dicendo che no, non è successo davvero. Questa leggenda, però, come quasi tutte, ha in sé germi di verità: Fidippide è esistito veramente, era veramente un messaggero ed ebbe veramente una parte in questa storia. Fu infatti il messaggero inviato a chiedere l’aiuto di Sparta subito dopo lo sbarco dei Persiani. E ci fu anche chi fece tutta la distanza da Maratona ad Atene a tappe forzate. Non fu un messaggero, però, ma tutto l’esercito di Atene! Già, perché appena conclusa la battaglia, un altro contingente Persiano stava per sbarcare davanti al Pireo, il porto della città, così i soldati ateniesi percorsero quella distanza il più velocemente possibile per difendere la propria casa.
Se ci verrete a trovare alla Stramilano, o se mai correrete una maratona, ricordatevi del povero Fidippide!

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