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Sherlock Holmes e il mistero della leva emotiva

Parliamo della stagione appena uscita, e del futuro della serie

Sicuramente è stata un’esperienza del tutto nuova, per i fan di lunga data di Sherlock BBC, potersi godere la nuova stagione comodamente su Netflix. Una sorta di consolazione dopo la consueta lunga attesa. Questo articolo conterrà spoiler quindi, se non avete ancora visto la quarta stagione, tornate più tardi (tornate però). 

Eravamo stati lasciati al solito cliffhanger, abbandonati a noi stessi senza sapere se Moriarty fosse tornato o no. È facile adesso dire “ve l’avevamo detto”, però era effettivamente improbabile che entrambe le parti coinvolte nell’intensa scena sul tetto del St Barts avessero finto la loro morte. E poi c’era la questione di Mary, e del bambino. Di nuovo, i “ve l’avevamo detto” postumi lasciano il tempo che trovano, ma questa combo John padre amorevole/John marito di un ex assassina/John braccio destro di Sherlock era un cocktail esplosivo in un equilibrio davvero precario, difficile da gestire dal punto di vista della narrazione. Quantomeno logisticamente complesso senza rendere almeno uno di questi personaggi completamente inutile, e dal punto di vista della trama piuttosto improbabile che si fosse aperta una porta sul passato di Mary per poi richiuderla immediatamente senza nemmeno sbirciare. 
Quindi, si presumeva che Mary sarebbe stata sfruttata, consumata e bruciata durante questa stagione. E così è stato, ma non siamo del tutto soddisfatti di come il passato della moglie di John è stato esplorato. Principalmente, questo “ex collega” che cerca di farla fuori è risultato un personaggio di spessore minimo sindacale. Una figura alla quale fatichi a dare la responsabilità di tutto quello che succede nel resto della stagione. Quest’uomo ha sostanzialmente portato alla morte di Mary, sacrificatasi per salvare Sherlock, forse sarebbe valsa la pena di esplorare un po’ meglio le sue motivazioni. Certo, stiamo parlando di dettagli ma, da una serie che ha passato due stagioni a costruire la figura di Jim Moriarty, e che fa dei dettagli il suo marchio di fabbrica, ci aspettavamo un episodio un po’ più curato nei dettagli.



Comunque sia, qui ha inizio la grande leva emotiva della stagione. Per leva emotiva intendiamo un evento che tiene lo spettatore incollato allo schermo facendo leva sul suo essere affezionato ai personaggi. Mary sceglie di morire, Sherlock aveva promesso di proteggerla a tutti i costi, John si arrabbia terribilmente con il suo migliore amico perché “ha ucciso sua moglie”. Ora, a noi è parsa una reazione veramente irrazionale, quella di prendersela con Sherlock, per aver rotto una promessa altrettanto irrazionale. Diciamo che è un aspetto abbastanza opinabile, che dipende molto da quanto si ritengono morbidi i confini della razionalità di questi due personaggi. Prendetela come un'opinione personale un po' fine a se stessa, ma siamo curiosi di sapere se altri hanno avuto questa impressione. 
Rimane il fatto che questa unica leva emotiva guida tutto il resto della serie: si tengono il broncio, poi fanno pace, poi tornano assieme ma non sono del tutto convinti, si picchiano, poi John salva Sherlock e allora sono veramente convinti. E intanto il secondo episodio è un rollercoaster emotivo, ma sostenuto da un villain forte, carismatico, nonostante abbia avuto poco tempo per presentarsi al pubblico.
Infine l’episodio tre, un episodio che secondo noi funziona bene, ma completamente basato sui rapporti sentimentali fra i protagonisti. Eurus stessa lo ammette, tutto il suo esperimento è atto a vedere come Sherlock reagisce al contesto emotivo. Ogni singola relazione del grande detective è suonata come la corda di un violino per ottenere dallo spettatore una reazione: John, Mycroft, Molly, i suoi genitori, Victor Trevor (ancora un ottimo adattamento del canone), persino Lestrade ha la sua scena sentimentale in conclusione, e soprattutto Eurus stessa. Fino ad ottenere una sinfonia bellissima, ma rischiosa. 
Rischiosa perché, dopo la seconda stagione, con The Reichenbach Falls, Sherlock è diventata sempre di più una serie incentrata sui rapporti sentimentali del protagonista. Ogni nuovo episodio è una nuova leva emotiva, ogni volta le relazioni devono essere messe a rischio da qualcosa di più grosso, una minaccia più importante, un ricongiungimento più intenso, e poi una nuova struggente minaccia, e una nuova riappacificazione che sembra eterna. 

Alcuni degli affezionati hanno apprezzato questa svolta, volevano sentire la storia che si è scelto di raccontare, volevano vedere uno Sherlock umano avere a che fare con le sue emozioni come fulcro della serie. Per altri è stata una deviazione indesiderata. Questi sono gusti, e non è interessante discuterne. Il punto è che questa melodia è rischiosa. È come quando nei film d’azione si cerca di mettere un mostro più enorme in ogni sequel. Dopo un po’ smette di fare impressione. Lo stesso vale per tutte le disavventure capitate alla relazione fra Sherlock è John (e non solo, ma principalmente). Questo trend è iniziato con l’uno che assisteva alla morte dell’altro, era veramente difficile creare un crescendo, ed inevitabile che prima o poi qualsiasi vicenda, per quanto apparentemente tragica, smettesse di impressionare lo spettatore. Una serie basata soltanto sulla leva emotiva, tristemente, non ha vita molto lunga. Per fortuna in Sherlock c’è anche altro, per ora. Ci sono le brillanti deduzioni, la comicità, i casi, di nuovo piuttosto elaborati e interessanti in questa quarta stagione. Tuttavia non si può evitare di notare questa tendenza, una tendenza rischiosa.

Se la serie continuerà, ed è ancora un se, per sopravvivere dignitosamente riteniamo debba prendersi un una pausa da queste emozioni intense delle ultime stagioni, e tornare un po’ alla vita quotidiana di Sherlock e John che risolvono appassionanti misteri, come nelle prime due. Per calmare le acque, e disabituare lo spettatore a queste disavventure che, francamente, iniziavano a non fare più né caldo né freddo. 
Questa è una mossa narrativamente difficile da mettere in atto, significherebbe tornare sui propri passi agli occhi di molti. Inoltre questa quarta stagione ha un finale molto…finale. Sherlock BBC potrebbe finire qui, dopo aver raggiunto un picco nel suo stile, fermarsi prima di tirare per le lunghe una tendenza destinata a stancare. Se così fosse, potremmo dirci soddisfatti, e voi?

Commenti (1)

Manuela
23/01/2017 16:04:10
Io sono soddisfatta, e allo stesso tempo ci metterei un bel punto. Certo, quest'ultima stagione forse ha fatto stridere un po' troppo quelle famose corde di violino, ma se il risultato è farci stare incollati allo schermo e sorprenderci ogni 3x2, non ho molto da dire in contrario.
Personalmente credo che sia normale una reazione irrazionale da parte di John, è normale che se la prenda con Sherlock dopo la morte di Mary. Per quanto riguarda lo scarso background dei villain, sull'ex-collega di Mary son d'accordo, ma sul Culverton Smith della seconda puntata francamente avrei preferito tagliassero parte della sua "confessione" mentre inietta il siero ai cari amici e alla figlia, era lunghiiiissima e pedissequa. Forse Sherlock ci ha abituati un po' troppo alla frenesia visiva.
Comunque sia, viva questo adattamento della BBC, viva Sherlock Holmes e il dottor Watson, viva soprattutto quella gran donna di Mrs Hudson!
I want to break free!

PS l'unico spin-off che farei riguarderebbe Mycroft nei panni di Lady Bracknell.