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Vikings: il ritorno del re

Vikings ricomincia oggi con la seconda parte della quarta stagione, cos'è successo e cosa aspettarsi da questo seguito.

Le porte del Valhalla si stanno chiudendo per Ragnar Lothbrok; ripercorrendo alcuni momenti significativi della sua vita ci rendiamo conto dei suoi errori e delle atrocità commesse, e forse proprio per questo gli dei, fra cui quel che si dice essere suo padre, Odino, lo stanno abbandonando. Con questa visione onirica si è aperta la quarta stagione di Vikings, la serie di History Channel che, grazie alla sua fedeltà storica e alle avvincenti avventure che coinvolgono i suoi carismatici personaggi, ha ottenuto un discreto successo in tutto il mondo.

Questa nuova stagione è atipica per i canoni della serie, di solito composte da una decina di episodi, mentre ora saranno ben venti. La divisione in due parti, con eventi ben distinti e i tempi di messa in onda abbastanza differenti fra loro ce le fanno percepire quasi come due stagioni in una, ma di cose da raccontare effettivamente ce ne sono tante. Le prime dieci puntate hanno visto i nostri vichinghi concentrarsi sulla campagna parigina, con Rollo che, data la sua smania di uscire dall’ombra del fratello, smania che è presente in lui sin dalla prima stagione, rinnega le sue origini vichinghe e sposa totalmente la causa francese. Come sappiamo, le cose per Ragnar, Bjorn, Floki e Lagertha non sono finite bene: sconfitti e umiliati dal loro ormai ex fratello e amico, sono dovuti tornare con la coda tra le gambe a Kattegat, e da qui c’è stato un grosso time skip che ha visto Ragnar sparito per molti anni, tanto che ormai anche i figli avuti con Aslaug sono diventati degli uomini adulti e pieni d’ambizione, in particolare il sinistro Ivar the Boneless.



Facendo delle considerazioni su questa prima parte, dobbiamo ammettere che ha visto molti più alti e bassi rispetto alle precedenti stagioni. Pensiamo che, probabilmente per via dell’estensione a venti episodi totali, questi primi dieci episodi abbiano avuto un ritmo più lento rispetto alle tre precedenti stagioni, con diverse sottotrame eccessivamente diluite, come la questione della punizione di Floki, la sete di vendetta di Erlendur, figlio di re Horik, ai danni di Bjorn, e Ragnar e Yidu, questione su cui torneremo in seguito. Vikings ci aveva abituati a ritmi diversi e soprattutto a storie più appassionanti. La perdita di diversi personaggi importanti, uno su tutti Athelstan, ha creato un vuoto, vuoto amplificato dal fatto che le nuove figure introdotte non sono risultate molto convincenti. Probabilmente, uno degli aspetti che più ci ha fatto storcere il naso è stato il cambiamento di Ragnar, che non è più quel personaggio audace e carismatico che rappresentava uno dei pilastri della serie, ma che ormai appare come l’ombra di sé stesso. Ragnar ha sempre avuto un’alternanza fra luce e oscurità per quanto riguarda il suo carattere, e ci piaceva anche il fatto che le responsabilità prima di Jarl e poi di Re lo avessero fatto diventare sempre più cupo, rispetto a quando era un giovane e ambizioso vichingo. In questa stagione però ci è sembrato che si sia calcata troppo la mano sui suoi aspetti peggiori, facendolo cadere in una spirale di negatività da cui sarà difficile uscire. Sicuramente il fattore più opinabile della prima parte di questa quarta stagione è stata la presenza di Yidu, la prigioniera di origini cinesi catturata a Parigi, e questo anche tralasciando il fatto che nel contesto vichingo stoni non poco, specialmente in una serie di History Channel, che è di solito attenta alla fedeltà storica. A tal proposito dobbiamo dire che il consulente storico di Vikings sostiene che i Vichinghi si fossero spinti fino al Kazakhstan, paese confinante con la Cina. Inoltre si sa per certo che il popolo nordico si era spinto fino al Mar Caspio, dove potrebbero aver incontrato dei popoli orientali. Nelle fonti storiche del Kazakhstan di quei tempi, però, tutti i viaggiatori che provenivano dall’esterno venivano indicati col medesimo appelativo, il che non ci aiuta a stabilirne l’esatta provenienza. Ma il problema della fedeltà storica è solo uno di quelli relativi a Yidu, perché nonostante fosse stata presentata come un personaggio che avrebbe assunto un ruolo molto importante, in definitiva l’unica cosa che ha fatto è stata diventare il “pusher” di Ragnar per poi finire in malo modo. Veramente non siamo riusciti a capire perché sia stato inserito un personaggio così controverso per poi eliminarlo così, senza nemmeno un po’ di approfondimento o senza che abbia avuto un impatto significativo. Insomma, per far drogare Ragnar non c’era bisogno di scomodare un personaggio fin dalla Cina. Ad ogni modo, la prima parte ha avuto anche degli ottimi momenti: riguardo a Lagertha, che si riconferma forse il miglior personaggio della serie, il modo in cui ha punito sia Kalf che un altro personaggio traditore ci hanno esaltato non poco; l’evoluzione di Bjorn, poi, si conferma sempre in crescendo (molto bella la parte in cui decide di vivere un periodo in solitudine in mezzo alla natura per capire sé stesso e riflettere sui suoi errori); anche Floki si riconferma uno dei personaggi più interessanti della serie; infine, la battaglia di Parigi è stata visivamente una delle migliori della serie fino ad ora.



Dunque cosa possiamo aspettarci da questa imminente continuazione? Sicuramente il punto focale di questa seconda parte sarà la questione inglese, lasciata da parte per troppo tempo: la resa dei conti con Re Ecbert sta per giungere, e forse anche la fine di Ragnar. Quelle che seguono sono solo speculazioni, ma siccome ci basiamo sulle fonti storiche e leggendarie da cui è tratta la storia di Ragnar, chiamiamole spoiler per sicurezza. Secondo la leggenda, infatti, Ragnar morirà in terra inglese, gettato in una fossa di serpenti per volontà di Re Aelle, cosa che abbiamo già visto accadere a uno degli scagnozzi del re nella prima stagione. A rafforzare questa teoria arrivano anche foto prese dal profilo ufficiale di Instagram di Vikings, dove in un teaser di questa stagione, vediamo un’immagine di Ragnar circondato dai serpenti, mentre in altre vediamo Travis Fimmel, l’attore che interpreta Ragnar, truccato in modo da sembrare ferito gravemente. Sempre secondo la leggenda, verrà poi vendicato da Bjorn e dagli altri suoi figli, che effettivamente ora hanno l’età giusta per andare in guerra, e che infliggeranno la tremenda Bloody Eagle all’assassino di loro padre. Ma la serie tv non si rifà al 100% alla leggenda, quindi potremmo aspettarci di tutto. Ammettiamo che forse, giunti a questo punto, vedere lo scettro di protagonista passare da Ragnar a Bjorn non ci dispiacerebbe neanche tanto. Riguardo le anticipazioni ufficiali della serie infatti, vedremo Bjorn intento a navigare verso nuovi orizzonti per superare suo padre, approdando addirittura nel mar Mediterraneo; d’altronde anche l’indovino aveva predetto che avrebbe fatto grandi cose. Lagertha, invece, sembra possa avere una storia con un’altra donna, che forse diverrà il suo interesse amoroso della serie. Ma la cosa che più ci interessa è che molto probabilmente assisteremo, finalmente, a uno scontro serio fra lei e Aslaug, che, diciamocelo, non ci è mai andata a genio…è dalla prima stagione che aspettiamo questo momento. Ovviamente poi, anche i figli di Ragnar avranno finalmente un ruolo di maggior rilievo. Ubbe, Sigurd, Hvitserk e Ivar, ormai adulti e desiderosi, da buoni vichinghi, di gloria e battaglie, sicuramente vorranno seguire le orme del padre, con cui dopo l’abbandono non sembrano avere un buon rapporto.  La battaglia nei regni inglesi è di sicuro un’ottima occasione per il loro debutto. Soprattutto per Ivar, che già da bambino aveva dato prova della sua crudeltà, e che non promette nulla di buono ora che è adulto. Di carne al fuoco ce n’è tanta e aspettiamo di vedere dove questi dieci episodi finali ci porteranno, in attesa poi della futura quinta stagione, già annunciata e di futura trasmissione.

Vikings ci ha colpito sin dall’inizio non solo per essere una serie avvincente con dei grandi personaggi e grandi attori, ma anche perché è in grado di farci rivivere lo spirito di quei tempi, l’incontro/scontro fra culture diverse e forme di condotta e pensiero ormai dimenticate. Il vedere le vicende da tante prospettive diverse ci insegna che ognuno ha le proprie luci e le proprie ombre, e un diverso modo di approcciarsi alla realtà costruito su basi totalmente differenti, e ci fa capire che non si può analizzare la realtà tramite un unico metro di giudizio, insegnamento sempre attuale. La nostra speranza è che Vikings continui sempre a percorrere questa strada e resti fedele a sé stesso anche in futuro.

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