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The Witcher: Guerra civile

Andrzej Sapkowski, autore dei libri originali contro la serie videoludica di The Witcher

In una recente intervista, l’autore della saga letteraria di The Witcher, Andrzej Sapkowski, ha rilasciato delle dichiarazioni piuttosto forti a riguardo della saga videoludica tratta dai suoi scritti. l’opinione dell’autore, il successo di The Witcher 3 ha danneggiato la popolarità dei suoi libri, che ora riportano immagini del gioco in copertina; questo induce molti fan a pensare che i libri siano venuti dopo il gioco, e lo scrittore si trova costretto a dover continuamente spiegare che i racconti da lui scritti sono stati pubblicati molti anni prima rispetto al primo capitolo della saga videoludica. L’attacco più pesante è stato quello diretto contro gli sceneggiatori, accusati da Sapkowski di essere interessati solo al guadagno e di creare sceneggiature scialbe e prive di sentimento. Egli ha sostenuto infine di non provare astio nei confronti degli sviluppatori di CD Projekt Red né di provare invidia per l’enorme successo del terzo capitolo da loro realizzato, aggiungendo che in realtà esiste un solo vero Witcher, ovvero il suo.
Sapkowski non è nuovo a questo tipo di polemiche, infatti già nel 2012 dichiarò, in un'altra intervista, di non aver mai giocato alla versione videoludica dei suoi romanzi perché “aveva di meglio da fare”, inoltre si rivolge da sempre alle storie narrate nei videogiochi come se non le considerasse altro che delle semplici fan fiction. Durante un incontro con l’autore, tenutosi questo agosto in Polonia, Sapkowski oltre a parlare sempre del danno causato dai giochi ai suoi libri, ha anche affermato: “conosco poche persone che hanno giocato al gioco, perché di solito passo il mio tempo con persone intelligenti”. Insomma sembra proprio che lo scrittore non abbia molto in simpatia i videogiochi in generale, non risparmiando nemmeno quello tratto dai suoi libri.

La cosa di questa vicenda che più lascia perplessi è che alla fine CD Projekt Red non ha certo rubato il lavoro di Sapkowski, ma tutto è stato fatto secondo un contratto e l’autore ha approvato tutti i cambiamenti o le possibili evoluzioni apportati al suo mondo e ai suoi personaggi. Certo, probabilmente non poteva immaginarsi un tale successo per quella che per lui è una semplice “fan fiction”. Questo successo è in gran parte dovuto alla passione che la casa di sviluppo polacca ha messo nella realizzazione della trilogia. Tutto il team che ha lavorato al gioco è sempre stato attentissimo a trasporre il più fedelmente possibile il mondo creato da Sapkowski nell’ambito videoludico, riuscendo a restituire l’atmosfera che si respira nei libri anche nei giochi e curando in maniera impeccabile il carattere di ogni personaggio. Ogni scelta presa, per quanto si discostasse anche solo un minimo dalla versione cartacea, veniva sottoposta a Sapkowski per essere approvata. CD Projekt Red ha riposto una cura maniacale in ogni dettaglio, specialmente nel terzo capitolo, ricolmo di citazioni e quest che rimandano ad eventi presenti nei libri, dando al gioco un valore aggiunto per chi ha letto i romanzi. Indubbiamente il successo dei videogiochi è ricaduto anche sui romanzi, che sono stati tradotti in paesi dove prima non erano ancora arrivati. Dunque Sapkowski ha solo avuto un guadagno dall’uscita della controparte videoludica delle sue opere, sia a livello di popolarità in tutto il mondo, che a livello economico. Quindi perché tanto astio? La cosa che più è messa in evidenza dai fatti è che probabilmente l’autore sente la paternità della sua opera messa in discussione.



Per certi versi possiamo capire il punto di vista di Sapkowski, che dopo anni dedicati alla narrazione delle avventure di Geralt e degli altri personaggi a lui legati, è ora costretto a sentire una parte del fandom catalogare i suoi libri come “usciti dopo il videogioco per sfruttarne il successo” e a realizzare inoltre che la popolarità della saga videoludica è diventata superiore a quella dei suoi stessi libri. Non possiamo biasimarlo per questo, e nessuno gli toglierà mai la paternità del mondo fantastico e dei personaggi che ci hanno appassionato fino ad ora. Anche non avendo letto i libri, senza di lui non esisterebbe nessun videogioco della serie The Witcher, compreso il terzo capitolo, dimostratosi un vero capolavoro, sicuramente uno dei migliori giochi realizzati negli ultimi dieci anni, se non di più. Per questo, anche chi è fan soltanto del videogioco e magari non ha intenzione di leggere i libri da cui il gioco stesso è tratto, dovrebbe almeno essere a conoscenza di chi sia il creatore originale del mondo di Geralt di Rivia. Altro punto su cui lo scrittore continua a tornare è che l’unico vero Witcher sia il suo: anche questo è legittimo. Essendo Sapkowski il creatore di quell’universo narrativo, nessun altro può imporre come canonico un evento se lui non vi dà il consenso. D’altronde ogni autore è il dio del mondo da lui creato.

Certo, i modi con cui si è espresso, arrivando a insultare indirettamente il lavoro di CD Projekt Red, e, più in generale, gli sceneggiatori che lavorano in campo videoludico solo perché non li reputa ai livelli della controparte letteraria, non gli fanno certo onore. Lo scrittore è arrivato a scagliarsi addirittura contro gli appassionati di videogiochi in generale, parlando di una passione che però, a quanto si evince dalle sue parole, egli non conosce minimamente. Insomma, analizzando la questione, l’autore polacco non ne esce di certo con classe; per quanto su alcuni punti possa avere un certo margine di ragione, il suo comportamento mette in risalto più il suo astio esacerbato e per certi versi ingiustificato, che le sue effettive motivazioni. Tanto più che stiamo parlando di un gioco realizzato in modo eccellente e attento e che quindi non può essere accusato di bassa qualità o di aver stravolto i romanzi originali.
Il caso Sapkowski non è il primo caso di un autore che si scaglia contro le opere tratte dai propri scritti; basti ricordare l’odio che Stephen King prova verso la versione cinematografica di Shining ad opera di Kubrick. In questi casi risulta difficile per i fan schierarsi da una parte o dall’altra (ovviamente si parla di quando sia la versione cartacea sia quella derivata sono di qualità): da una parte l’autore è indubbiamente la persona più importante cui fare riferimento, dato che l’opera è una sua creazione, ma quando la controparte dimostra di saper raggiungere una qualità al pari dell’originale, è giusto continuare a considerare il suo lavoro solo come un prodotto satellite, e quindi di minor importanza, semplicemente perché non creato dall’autore originario? 

Ogni storia ci dà diverse emozioni, come sono diverse le emozioni che proviamo nel leggere un libro o nel giocare a un videogioco. Dunque la soluzione migliore è forse quella di goderseli entrambi, decidendo poi noi stessi che importanza attribuire all’uno e all’altro, a seconda di quello che ci hanno lasciato dentro.

Commenti (1)

Alessandro Longo
20/11/2016 17:30:53
Dispiace davvero per la posizione di Sapkowsky (nota da tempo) perché la qualità della serie videoludica è davvero elevata e non fosse stato per il gran lavoro di CD Project, decisamente rispettoso del materiale originale, probabilmente i suoi libri neanche li avremmo mai visti in Italia.
Inoltre le sceneggiature sono tutt'altro che scialbe, tant'è che ho trovato alcune trame della serie superiori di gran lunga a buona parte della serie letteraria (specie degli ultimi due libri).